Milan, in Asia il futuro societario

Quando sarà definita la proposta thailandese si capirà lo spessore dell'altra iniziativa cinese

Il paragone può sembrare blasfemo ma rende perfettamente l'idea. Il Milan si ritrova come gli ebrei dinanzi al mar Rosso: c'è bisogno di qualcuno che disponga l'apertura delle acque per ritrovare la terra promessa. Così è il Milan di questi tempi cui non può certo bastare quel sospiro di sollievo dopo il successo sul Cagliari per considerarsi in salvo. Specie se si moltiplicano scenari relativi al futuro del club e alla famosa cessione delle quote di minoranze. Su questo fronte l'unica fonte ufficiale, la Fininvest, titolare delle azioni, parla una sola lingua. È in atto, presso gli uffici di via Aldo Rossi, la due diligence richiesta dal gruppo di mister Bee, il thailandese mentre la trattativa legata all'imprenditore cinese mister Pink è in lista d'attesa. Soltanto nelle prossime settimane, quando sarà definita la proposta del finanziere thailandese, si capirà lo spessore della iniziativa cinese. Lo stesso Silvio Berlusconi, il presidente, che pure ha provato in tutti i modi a cementare l'autostima del gruppo e a proteggere Pippo Inzaghi, ha evitato qualunque commento. "Il Milan? Lasciamo perdere, parliamo di queste cose che sono più importanti" la sua chiosa all'uscita dall'istituto Sacra famiglia di Cesano Boscone dove è tornato ieri mattina, come promesso. Perciò i riflettori si sono spostati sulla disputa regolamentare a proposito di un eventuale piazzamento in Europa league attraverso il settimo posto. La traduzione (errata) di una spiegazione del segretario Uefa Infantino e la successiva integrazione suggerita dall'ufficio stampa del Milan, hanno dato vita a un dibattito surreale. E l'eventuale settimo posto a disposizione del calcio italiano scatterebbe solo se si verificassero contemporaneamente questi tre casi: 1) se Fiorentina o Napoli vincesse l'attuale edizione di Europa league; 2) se una delle due, già qualificate per la fase finale, non vincesse la coppa Italia; 3) se in campionato sia Montella che Benitez dovessero classificarsi oltre il sesto posto. È come discutere dell'uranio impoverito.

Perciò è più utile appuntare l'attenzione su un paio di scelte di Pippo Inzaghi, chiamato a migliorare la perfomance del suo Milan che può passare anche attraverso la riforma di talune discusse scelte. La prima riguarda Van Ginkel, troppo frettolosamente messo da parte e considerato non adatto al calcio italiano: in assenza di Montolivo, è l'unico centrocampista di talento geometrico a disposizione del tecnico che solo dopo la buona prova di Firenze si è convinto della sua utilità e l'ha confermato contro il Cagliari. Altra discussa scelta è quella legata alla coppia Honda-Cerci. Il giapponese viene preferito all'azzurro "perché si sacrifica per la squadra" la spiegazione ufficiosa mentre le sue prestazioni recenti (Fiorentina e Cagliari in particolare) sono insufficienti, segnale di un calo di forma quasi inevitabile dopo una stagione tiratissima, senza la sosta invernale: ha perso forza, passo e anche precisione su punizioni e calci piazzati. Al contrario Cerci ha immesso benzina nel motore, ha realizzato un bel finale sabato notte allestendo un paio di contropiedi fulminanti in società con Pazzini. È anche vero, come ha suggerito Fabio Capello ieri, che nel Milan attuale "mancano i leader" mentre "alcuni giocatori non sono stati valutati bene". Ogni riferimento a Niang (partito in prestito), Saponara (rilucidato dopo qualche settimana di trattamento-Sarri a Empoli) e a Gabriel (con le sue prodezze il Carpi è in lizza per salire in serie A) è fortemente voluto. Perciò, in attesa di giorni migliori, c'è anche chi, come Barbara Berlusconi, accogliendo ieri a casa Milan i bambini dell'istituto madre Cabrini di Milano, si dedica a coltivare i potenziali clienti del futuro.