Il Milan cinese è affare diplomatico Ma va scelto subito l'allenatore

Adesso che tutti, proprio tutti, persino i fedelissimi ascari di mister Bee, si sono convinti dell'esistenza di una cordata cinese di matrice governativa (con relativa valutazione del brand: 1 miliardo e 200 milioni), per il Milan si apre una questione parallela relativa ai tempi stretti per preparare la prossima stagione. È vero, non ci sono all'orizzonte impegni di Europa league da onorare, semmai solo i cosiddetti preliminari di coppa Italia da giocare e da incastonare nel ricco e fitto calendario di amichevoli in giro per il mondo (a fine luglio si va in Cina con Real Madrid e Inter), maggio e giugno sono i mesi canonici per lavorare sodo sul mercato. La trattativa con la fondazione Apec (anche ieri contatti con Arcore) che si muove in nome e per conto del presidente Xi Jinping non si può esaurire nel giro di qualche settimana. In agenda, da quel che risulta da fonti diplomatiche, non è previsto nemmeno a breve un viaggio del leader cinese a Milano per visitare l'Expo. Che questa sia la soluzione considerata ideale dal presidente Berlusconi, è un dato acquisito. E che il suo riferimento alla vicenda nerazzurra («Thohir non sembra disposto a immettere quei capitali che farebbero tornare l'Inter ai successi avuti con il presidente Moratti») non avesse alcuna valenza polemica, è stato riconosciuto dallo stesso interessato, il quale da Giacarta ha dettato una frase distensiva («Non ci sono problemi, mi hanno dato anche del filippino. Ma sono felice di fare il mio lavoro e non parlare delle opinioni altrui»).

Perciò il management del Milan ha bisogno urgente di ottenere dal presidente il mandato per preparare l'immediato futuro rossonero. Adriano Galliani è già impegnato a ridurre drasticamente i costi del monte-stipendi e la rosa. Ieri è stato rescisso consensualmente il contratto con il brasiliano Robinho che vale, sul bilancio venturo, un risparmio pari a 6 milioni lordi. Inoltre nessuno (a eccezione di Abate) degli attuali rossoneri in scadenza di contratto (da Abbiati a Bonera, da De Jong a Pazzini) sono stati convocati in sede, anche Mexes che ha lanciato un messaggio in codice («sono disposto a ridurmi sensibilmente lo stipendio») è rimasto senza risposta. Il nodo da sciogliere è quello del tecnico. Le candidature finite sul tavolo di Arcore (prima Sarri, bloccato per qualche tempo e poi lasciato libero, poi Mihajlovic, infine Emery) sono state congelate mentre le voci su un possibile ritorno di fiamma nei confronti di Guardiola sono state spazzate via dalla sua recente assicurazione («resto ancora un anno al Bayern», poi andrà al City). Dall'allenatore bisognerà ripartire invertendo l'ordine delle operazioni eseguite nella precedente estate.