Milan e rigori, croce e delizia Tevez fantasma della Juve

Carlitos si defila. Llorente subito ko. Ma Vidal vice Pirlo è la grande novità Fra i rossoneri bene De Jong. Binho sbaglia un penalty nei 45 minuti di sfida

Juve e Milan pari sono. Per ora, pieno luglio e inizio della preparazione. L'esito del trofeo Tim di ieri sera a Reggio Emilia certifica il successo del Milan dopo una striscia chilometrica di rigori (16 in totale, errori di Lichsteiner e Padoin, una sola macchia tra i rossoneri, Nocerino che tenta un cucchiaio improbabile senza averne il piede giusto) ma al culmine dei 45 minuti è pareggio simbolico. Scandito dal penalty di Robinho parato da Storari e un errore sotto porta di Llorente. Questo significa che i due protagonisti, sulla carta, del prossimo scudetto possono cancellare ansie e incertezze e immaginare un destino promettente. Attese anche notizie da Mosca ma questa è un'altra storia.
Non mancano le curiosità e le sorprese. La Juve di Conte è una macchina collaudata e bastano pochi ritocchi per rimetterla subito in moto. Specie se Vidal si sistema sulle zolle pestate da Pirlo, se Ogbonna diventa il perno della difesa in assenza dei nazionali e se Asamoah comincia a riprendere confidenza col suo ruolo antico, di mezz'ala. Il Milan di Allegri, per l'occasione, ripete il tridente d'attacco classico, con due ali larghe (Niang e Robinho) più Boateng centrale per tentare di allargare il trio difensivo juventino ma la notizia più attesa della sera per i milanisti è la condizione oltre che lo smalto di De Jong. Dalle parti di Amburgo lo chiamavano il "taglia erbe", assente da dicembre a causa del noto accidente al tendine d'Achille, si ripresenta con lo smalto dei giorni migliori. Ed è una garanzia per Allegri e il chiacchierato centrocampo rossonero dove si presentano anche Nocerino e Traorè. L'olandese sembra già pronto per la Champions, dotato della grinta nota ma anche dei tempi giusti per vincere contrasti e guadagnare duelli decisivi, uscendo palla al piede dalla boscaglia del centrocampo.

Gli occhi dello stadio, pieno come per una vera sfida e non invece il primo trofeo estivo, sono tutti puntati su Tevez e Llorente ma non raccolgono granchè per una serie di motivi che qui possiamo riassumere: 1) perché il gigante basco esce 10 minuti prima del gong per uno scontro occasionale con Antonini (entrambi finiti ko, dentro Zaccardo e Vucinic) senza dimenticare lo strafalcione di Llorente (palla liftata di Isla, sbaglia mira sotto la porta); 2)perchè Tevez si defila senza avere grandi opportunità per mettersi in luce né giocate né manovre da chiudere in porta. L'occasione migliore capita a Robinho e al Milan su rigore fischiato da Gervasoni e questa volta non c'è nemmeno l'ombra di un dubbio sul fallo di Lichsteiner commesso ai danni di Boateng: il destro di Robinho non molto angolato esalta Storari che mette il silenziatore ai fischi ingenerosi ricevuti dai suoi per una striscia di rinvii sbagliati. Inutile segnalare l'assenza di Balotelli, specialista dal dischetto nei precedenti 4 mesi: lo si intiusce al volo. Il Milan si muove bene fino ai limiti dell'area dove paga dazio per l'assenza di un centravanti di ruolo e di peso. Deve perciò fare giocare col "dai e vai": è in una occasione del genere che Robinho apre il varco per Boateng abbattuto dal difensore juventino. La Juve può contare su Vidal in versione Pirlo ma deve ancora ritrovare il passo dei giorni migliori: brilla Isla, Asamoah non accompagna molto le offensive.

Partenza della Juve, chiusura di marca milanista. Rigore (sbavato) da Robinho a parte, il finale è uno 0 a 0 che richiede il ricorso alla serie dagli undici metri. Sembra sparito il distacco numerico dell'ultimo torneo, sembra invece confermata la perfetta parità dei due confronti diretti (1 a 0 a San Siro e 1 a 0 a Torino, un rigore andata e ritorno). Poco brillante la Juve (che non ha segnato neppure nella sfida col Sassuolo: successo ai rigori grazie al portiere Robinho , con errori di Quagliarella e Matri dal dischetto) solo 11 giorni di lavoro alle spalle, più gamba dei milanisti in ritiro da due settimane.