Milan, il mistero della dama giapponese

Una visita improvvisa ad Arcore fa scattare ipotesi alternative. Fininvest smentisce: «Nessun contatto con Lee»

MilanoUna sorpresa al giorno. Ecco quello che può capitare da qui alle prossime settimane nel seguire e inseguire tutte le notizie, fasulle o autentiche, che s'intrecciano lungo il perimetro della trattativa Milan. La sorpresa di ieri mattina, domenica santificata al riposo dai funzionari di Fininvest, è stata costituita dall'arrivo di un misterioso emissario. A bordo di un van di colore grigio, l'ospite si è diretto prima dalle parti di San Siro per visitare lo stadio (da lì a poche ore sarebbe stata invasa dai tifosi interisti), quindi ha puntato su casa Milan in zona Portello dove tra l'altro la monovolume è stata fotografata da alcuni cronisti e cameramen, allertati. L'ospite è entrato, ha visitato il museo del Milan che è la perla degli uffici rossoneri, quindi tutto il gruppo, accompagnatori e un paio di esponenti della scorta del presidente Berlusconi, si è diretto verso Arcore. Il pranzo, in un primo tempo organizzato (avvertiti i due cuochi che sono tornati di gran fretta ai fornelli), è stato annullato e la colazione si è svolta a villa San Martino. Così, nelle prime ore del mattino, è partita la caccia a mister x, poi identificata invece come una signora di 40 anni, di identità giapponese, già conosciuta dallo staff berlusconiano. Siti e agenzie hanno fatto due più due e hanno accreditato l'ipotesi dell'inizio della trattativa con la cordata cinese di cui si è spesso favoleggiato. La novità della giornata non è passata inosservata sui due rispettivi fronti. Da una parte, l'entourage di mister Bee Taechaubol si è affrettato a far sapere di «essere all'oscuro» dell'incontro tra il presidente Berlusconi e la cordata cinese, quasi che, ad Arcore, prima di aprire i cancelli a qualche ospite, dovessero chiedere il permesso direttamente a Bangkok. A stretto giro di agenzia, dopo qualche ora, l'ufficio stampa del presidente del Milan ha replicato con un secco comunicato: «nessuna trattativa è in corso con cordate cinesi».

Il quesito del giorno è rimasto sospeso: chi rappresenta la signora giapponese, ospitata da Berlusconi? La risposta alla fine è stata una sola: si è trattato di un emissario di un altro gruppo sempre interessato al Milan. I cinesi, intesi come il consorzio guidato da Richard Lee, sono fuori gioco. Chi invece, pur partendo in ritardo rispetto alla cordata del thailandese, è sempre interessato all'eventuale acquisizione delle quote del Milan, è un gruppo che gode dell'appoggio del governo cinese. Saranno consultati, e nel frattempo potranno preparare la loro proposta, non appena si concluderà il negoziato con mister Bee, nel frattempo rientrato in patria per informare i suoi investitori delle modifiche intervenute al culmine del secondo incontro con Silvio Berlusconi. E cioè deve spiegare: 1) che la quota possibile è di minoranza, del 49% e non più del 51%, quindi di maggioranza; 2) che a Berlusconi rimarrà non soltanto la presidenza ma anche la scelta del management incarnato dalla figlia Barbara e da Galliani. Questo significa che il ritorno a Milano del broker non sarà immediato e la conclusione del negoziato si protrarrà per almeno un mese, come confermato dallo stesso Bee appena sbarcato in Thailandia: «L'accordo con il Milan si dovrebbe chiudere nel giro di 3-4 settimane. Stiamo parlando di questioni legali con gli avvocati. Una volta concluso l'accordo inizieremo a riorganizzare la squadra per vincere. Non posso ancora parlare di dettagli».

Confermati anche i motivi che hanno provocato grande disappunto sul fronte berlusconiano per la comunicazione aggressiva utilizzata dagli uomini di mister Bee (specie il riferimento all'ultimatum: arriva, compra il Milan, firma e mette i suoi uomini al comando), mentre non ha trovato, nei fatti oltre che nelle parole molte chiare del comunicato Fininvest, nessuna conferma della famosa esclusiva esibita da mister Bee.