Ma il Milan non sta meglio e scopre i tifosi sindacalisti

Comunicato della curva: "Disertiamo lo stadio, vendere o rilanciare". Contro il Cagliari Pippo rassegnato: "Però Berlusconi mi è vicino..."

Sempre più in bilico, sempre più solo. È quello che succede al Milan di Pippo Inzaghi, giunto al solito, ennesimo capolinea di una stagione che non conosce svolte ma solo, partita dopo partita, pericolosi passi indietro. A dispetto delle parole («sono sereno, convinto delle mie idee e delle mie scelte»), quest'ultimo Inzaghi non è nemmeno offeso per le voci che si moltiplicano sui suoi successori. «Alla fine sarà la società a giudicare il mio lavoro» è la sua nuova linea del Piave, molto più arrendevole di quella di una settimana fa, segno probabilissimo del nuovo stato d'animo che si è fatto largo in Pippo, la rassegnazione. Accompagnata dalla solita dose di orgoglio, tipico di un patrimonio genetico indistruttibile. «Capita ad allenatori più esperti e più quotati di me finire nelle difficoltà, non potevo pensare di esserne immune io. Qualunque cosa accada farò a lungo questo mestiere» segnala ancora per ricordare, insomma, che le colpe non sono tutte sue, che la catena degli infortuni ha invertito la marcia e le sorti del Milan da gennaio in avanti, e che si sente allenatore a tutto tondo.

Sarà. E le nove partite comandate nel risultato e poi scandite da altrettante rimonte? «In effetti dobbiamo gestire meglio quell'arco di partita, in settimana abbiamo lavorato su questo aspetto» la sua risposta che tiene conto anche della sintonia con il presidente Berlusconi. «Lo sento 2-3 volte a settimana, anche dopo Firenze mi è stato vicino come Galliani, mi ha ripetuto che serviva più possesso palla nel finale» è la rassicurazione che non cancella però i rischi collegati alla sfida di stasera con il Cagliari di Zeman. La spiegazione del fenomeno, per Inzaghi, è esclusivamente psicologica. «Abbiamo un po' di apprensione perché siamo umani. Qualsiasi allenatore avrebbe messo un difensore al posto di Honda, io ho puntato su Cerci per cercare il secondo gol. Se continui a mettere difensori diventi un catenacciario»: ecco l'ultima excusatio non petita che dimostra la fragilità delle sue convinzioni. Col Verona fu processato per il cambio Pazzini-Bocchetti, a Firenze si è preoccupato di cancellare la critica.

Stasera il Milan e Inzaghi si ritroveranno completamente soli. Abbandonati anche dalla curva sud che con un comunicato (devono avere anche loro un... collaudato ufficio stampa, ndr) ha annunciato di voler disertare lo stadio, già deserto di suo negli ultimi mesi, chiedendo alla proprietà chiarezza sul futuro, «vendere o rilanciare», con modalità, nel secondo caso, che dovrebbero prevedere la fiducia totale nei confronti di Barbara e il “divorzio” da Galliani, l'unico che nelle curve della stagione mette la faccia e lavora 24 ore al giorno, tra sede e Milanello. La chiarezza sul futuro è l'unica richiesta legittima. Perché alle voci sul futuro del gruppo (Abate resta, gli altri a scadenza, da De Jong in avanti, non confermati), allenatore compreso (Mihajlovic il più quotato che ha già dimenticato il peccato originale interista, ndr), non fanno riscontro interventi pubblici dell'azionista sull'argomento. La spiegazione è semplice: perché nel frattempo è iniziata in via Aldo Rossi la due diligence per conto di mister Bee, il thailandese interessato oltre che all'eventuale acquisto della quota di minoranza (30%) anche e soprattutto al progetto di costruzione dello stadio al Portello.

Commenti
Ritratto di mauriziogiuntoli

mauriziogiuntoli

Sab, 21/03/2015 - 18:44

No signori. Il Milan ha più punti di quelli che il suo organico merita. La crisi non sta in campo, sta nel portafoglio. Il Milan ha il bilancio del Molise ed un organico pieno zeppo di brocchi che han dovuto fare miracoli per racimolare i punti che hanno. Non corrono. Certo, è la filosofia Milan. Perché dovrebbero allenarsi quando han sempre saputo che prima o poi qualcuno la mette dentro? Ed era così. Questa la cultura. Tutti vogliono andare al Milan, è una pacchia. Ora però i palloni d'oro, addirittura in panchina, non ci sono più. Quelli che si dannano sono brocchi a cominciare da quelli che giocano in nazionale, corrono quanto possono ma son brocchi e non allenati. Però strapagati. Eccolo l'errore. Hanno evitato la retrocessione che meritavano. Eccolo il loro titolo.