L'Inter si accontenta dell'emozione Mancini

Moratti: "Ha portato entusiasmo". Mazzola: "Poca qualità". Il rebus Kovacic, difesa da cambiare ma Palacio sta crescendo

Vista con gli occhi di Moratti: «Buon derby, l'Inter mi è piaciuta». Vista con quelli di Mazzola: «Mancini dovrà lavorare duro, se i giocatori non sanno giocare. C'è poca qualità e, a centrocampo, non ci siamo nel modo più assoluto». Parlano due che se ne intendono: di Inter e di calcio. Eppur così distanti nella percezione di un derby e della squadra del cuore loro. Dicono, invece, che Thohir sia ripartito più sereno. Il calcio non è cosa sua, ma almeno le sensazioni: quelle annusate ad Appiano alla vigilia e quelle interpretate negli spogliatoi. L'indice volge alla speranza, con il solito leit motiv rilanciato davanti a Mancini: c'è da costruire, lavoriamo. Thohir ricomparirà in Italia nel nuovo anno e intanto si occuperà di trovare soldi per il mercato: probabile emissione di bond. Il resto toccherà al tecnico, che giovedì non sarà in panca contro il Dnipro, causa squalifica. Niente di male, sarà utile dare un'occhiata dalla tribuna e mettere a fuoco imperfezioni e latitanze. Con qualche sperimentazione: magari Kovacic in panchina (fra l'altro ha preso una botta al piede), Osvaldo in campo, una nuova coppia difensiva, visti gli svarioni di Ranocchia e Juan Jesus, vedrà Medel dal vivo anche se non è il suo tipo di playmaker preferito.

Domenica il tecnico è andato per sintesi spiccia. «Primo comandamento: non dobbiamo più sbagliare le occasioni da gol, commettere errori all'inizio cambia la partita». Riferimento senza veli all'errore di Icardi. Che poi ha sbagliato altro, pur impegnandosi perfino in fase difensiva. Mazzola ci ha visto un vizio giovanile: «Non c'era con la testa». Strano atteggiamento per uno che ha la qualità del killer d'area: concentrato quando sente odor di gol.

Sarà un cammino lungo, il derby lo ha dimostrato. L'Inter ha bisogno di trovare identità nel modo di attaccare. Si è vista una squadra più consapevole di se stessa, con qualche idea di gioco e miglior facilità di movimento in verticale. Ma tutto dovrà passare da un centrocampo assestato, Kovacic meglio sfruttato: non così imbrigliato e frenato. Domenica interpretava la parte del terzo attaccante e del centrocampista di ripiego. Pesce lesso, più che match winner. Ma l'Inter può permettersi di sprecarlo così? «Tre attaccanti davanti? È una questione di lavoro, hanno coperto molto e perso smalto in avanti. Kovacic può giocare dietro le punte o da attaccante esterno», ha risposto Mancini. Un modo per prendere tempo.

Di certo l'Inter ha bisogno di sprecare meno, di non vedere Palacio novello terzino ma di ritrovarlo sotto porta, ora che si è lucidato fisicamente, di una migliore disposizione difensiva: Nagatomo e Dodò sulle fasce non garantiscono solidità e il Milan ha sfruttato le debolezze. Vidic non è da mettere nell'armadio, alla fine Mancio dovrà ripescare Campagnaro per rendere più solido il reparto e Juan Jesus dovrà velocemente imparare i fondamentali del gioco difensivo. Che poi sia Inter da terzo o quarto posto, lo diranno il futuro e il lavoro.

E Moratti ha tirato la sintesi dell'interismo oggi: «Mancini sta già facendo un buon lavoro. È stato bravo nel derby: era una partita emotivamente difficile e aveva la squadra in mano da una settimana. Non so se il 3°posto sia raggiungibile, ma l'entusiasmo per il ritorno evoca tante vittorie e quando c'è un po'di stanca, il cambiamento dà un'emozione in più». Per ora sono emozioni.