Minacce di morte Vardy accusato di aver cospirato contro Ranieri

Più segna e più riceve minacce (anche di morte). Un paradosso assurdo con il quale da settimane è costretto a convivere Jamie Vardy, il centravanti del Leicester indicato come il cospiratore dell'esonero di Claudio Ranieri. E per questo subissato di insulti via social. Neppure l'improvvisa resurrezione del Leicester è riuscita a fermare la sconsiderata rabbia di alcuni tifosi. Al contrario, l'ha alimentata. Concentrata sul centravanti inglese che - secondo la ricostruzione dei media locali - avrebbe orchestrato la rivolta contro il tecnico romano.

La maggioranza dei supporters, pur delusi e amareggiati per il trattamento riservato a Ranieri, hanno comunque deciso di sostenere la squadra, nel frattempo passata a Craig Shakespeare. E sono stati premiati da una vera e propria rinascita: quattro partite e altrettante vittorie, retrocessione scongiurata e approdo ai quarti di Champions League. Anche Vardy ha ritrovato d'incanto brillantezza e gol, tre in quattro gare. Abbastanza per avvalorare la tesi di chi accusa i giocatori di aver tramato contro Ranieri. A nulla sono valse le ripetute smentite del club così come del diretto interessato, bersaglio di minacce di morte che hanno spinto il club ad assicurargli speciali misure di sicurezza.

«Sono stato travolto da false accuse che hanno spinto alcuni tifosi ad inviarmi minacce terrificanti. Ma la cosa più grave è che anche la mia famiglia è stata coinvolta. C'è chi ha tagliato la strada a mia moglie quando stava guidando con i bimbi a bordo», ha raccontato Vardy al tabloid Sun. Il centravanti ha negato una volta di più di aver chiesto il licenziamento di Ranieri: «Si è scritto che dopo la partita d'andata col Siviglia avrei partecipato ad una riunione con i dirigenti. Una menzogna, ero all'anti-doping».

Una follia di cui, in Italia, è stato vittima anche l'arbitro Massa, reo di aver assegnato un rigore a favore della Juventus nel recupero dell'incontro con il Milan. Il direttore di gara ha ricevuto una telefonata e una lettera, entrambe anonime, a scopo intimidatorio, oggetto d'indagine da parte della Digos.