«È il mio sogno: che la società mi dica resta... torneremo grandi»

nostro inviato ad Appiano G.

Quando gli assegnarono il premio di miglior difensore emergente intitolato ad Armando Picchi, lui doveva dire due cose, perché si fa così. Bene, parlò solo di Picchi e si scordò di ringraziare la giuria e parlare della sua carriera. Buono, gentile, educato, sensibile, generoso. Peccato che faccia il calciatore.
«Adesso sto bene. Sono felice».
Il difensore più elegante della serie A. Può bastare?
«No, lusingato per la stima, ma non può bastare e infatti ho fatto fatica a entrare nei trenta per il Brasile».
Cosa serve ancora?
«Una squadra che vinca qualcosa. Da quando sono qui solo una coppa Italia con Leonardo. Se giochi in una squadra che vince sei più seguito, viene naturale».
Siete saliti, dal nono della scorsa stagione al quinto di quest'anno...
«A me non basta il quinto posto in campionato e so che non basta neppure a nessuno dell'Inter».
Eravate partiti bene.
«Sì, credevamo tutti fosse la stagione buona, poi è arrivata la partita con la Roma alla settima giornata, non è stata giocata in modo disastroso ma abbiamo perso 3-0 a San Siro e lì si è rotto qualcosa. Dai che ci riprendiamo ma poi sotto Natale il 4-2 a Napoli. Tanti elogi ma intanto ne avevamo presi quattro. Lì mi sono convinto che era il livello mentale della squadra che era sceso. E quando succedono queste cose fai fatica a riprenderti».
Le prestazioni di Ranocchia non erano fantastiche.
«Lo so. Ci pensavo in continuazione, ero giù fisicamente e di testa».
Cosa si rispondeva?
«Non avevo voglia di parlarne, né qui ad Appiano, né in casa. Quando succedono queste cose, non ti viene voglia di parlare e finisce che va tutto storto. Cercavo di motivare la situazione e credo fosse il mercato a tenermi giù. Non sentivo la società, non mi sentivo stimato o importante. Quando non avverti la fiducia della società, tutto si complica. Sono un introverso, non sono stati momenti facili. Ero sul mercato e non perché lo scrivevano i giornali, ma perché lo sapevo».
Problemi con Mazzarri?
«Non ho giocato per due mesi...
Qual era il problema?
«Tutto. Non c'era un motivo particolare. Non ci si capiva».
Poi?
«Poi è arrivata la partita di Firenze, abbiamo vinto e la storia è cambiata nuovamente, col Torino sono resuscitato, una delle migliori in assoluto, con la Lazio molto bene, e così siamo arrivati a fine campionato».
Con Mazzarri?
«Adesso va tutto bene».
Chi ha fatto la prima mossa?
«Una parola a volte fa miracoli».
Conquistato al 100%?