Moggi, 80 anni ma lui resta in campo

Scoperto da Allodi, abile e discusso, è affondato nello scandalo di Calciopoli nel 2006

Non è mai stato un «capostazione», come lo soprannominavano i suoi detrattori. Luciano Moggi, nato a Monticiano in provincia di Siena 80 anni orsono, entrò per concorso alle Ferrovie dello Stato ma al massimo si occupò della biglietteria e del traffico merci a Civitavecchia. E comunque non era quella la sua passione: il giovane Luciano giocava da stopper nelle serie minori e una volta appesi gli scarpini al chiodo iniziò a fare l'osservatore.

Lo nota Italo Allodi, quello che fu Moggi prima di Moggi. Nel senso che dagli anni '60 agli '80 era lui il manager più influente del calcio italiano. Lavorando per la Juve Moggi scopre talenti come Causio, Scirea, Paolo Rossi. Poi nel 1977 passa alla Roma come consulente e oltre a «pescare» Pruzzo dal Genoa inizia ad avere rapporti controversi con gli arbitri: il presidente dell'Ascoli Rozzi, furioso per la direzione di gara nella partita coi giallorossi, scopre che alla vigilia Lucianone era stato a cena con la terna. Allora Viola decide di liberarsene e lui (siamo nel 1980) viene assunto come ds dalla Lazio.

Due anni dopo approda al Torino, restandoci cinque anni con alterne fortune. Ma il grande salto lo fa nel 1987 passando al Napoli neo-campione d'Italia: vince un altro scudetto e una coppa Uefa tenendo a bada l'ultimo ingovernabile Maradona, fino al 1991. Poi torna al Toro di Borsano e quando la procura indaga sui conti del club granata salta fuori un conto segreto per pagare fuoribusta a giocatori, dirigenti e procuratori, ma anche gioielli, abiti firmati e «accompagnatrici» agli arbitri di Uefa. Borsano lo accusa, ma alla fine è assolto perché il factotum Pavarese si assume tutte le responsabilità.

Dopo una breve parentesi alla Roma di Sensi, nel 1994 inizia l'epopea juventina durata 12 anni. Con Giraudo e Bettega compone la celebre «triade» vince tutto e diventa il padrone del calciomercato anche grazie alla Gea, la società del figlio Alessandro che si occupava di procure calcistiche. Nel 2006 cade su Calciopoli: le intercettazioni lo inchiodano come ideatore di un sistema illecito con cui condizionava tutto il calcio italiano. Alla fine Moggi viene radiato dalla giustizia sportiva mentre in sede penale se la cava con la prescrizione. La sua carriera finisce qui.

Negli ultimi anni è tornato alla ribalta come opinionista, finché due mesi fa ha firmato un triennale come consulente del Partizani Tirana, club di serie A albanese. Il calcio resta il suo amore, e al cuore non si comanda.

Commenti
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pao58

Lun, 10/07/2017 - 10:33

Il suo posto è la galera, in compagnia dei suoi molti complici....

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cicciomessere

Lun, 10/07/2017 - 11:50

:Pao58. Sono daccordo , se non fossimo un paese di pagliacci, mafiosi , navigatori e santi.

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pao58

Lun, 10/07/2017 - 12:06

mmhmmm, i santi ultimamente mi sembrano in ribasso...

giovinap

Lun, 10/07/2017 - 12:16

la vita costa !

Giorgio Rubiu

Lun, 10/07/2017 - 12:26

Il calcio non è il suo amore! Il suo amore è il denaro che ha sempre fatto e continua a fare manovrando partite e campionati. Alla larga dal calcio, quello vero.