Moioli, un volo da pazzi. "Volevo la medaglia da quando ero bimba"

Michela Moioli era favorita e non ha deluso le attese. Dal dolore di Sochi al trionfo: "Non svegliatemi"

PyeongChang - Il suo «è oro, oro, oroooo!!!» riecheggia ancora nella valle e fa tremare le montagne. Lui è Cesare Pisoni, cinquantenne direttore tecnico della squadra azzurra di snowboard che ieri ha portato all'Italia la sesta medaglia di questi Giochi e la prima della storia per questa disciplina entrata nella famiglia a cinque cerchi vent'anni fa. Lei, l'eroina della giornata, è Michela Moioli, bergamasca nata nel luglio del 1995 che vincendo la gara di cross ha chiuso un cerchio aperto esattamente quattro anni fa a Sochi, quando aveva affrontato la finale olimpica con uno spirito arrembante, ma un fisico non ancora pronto per sostenere certi rischi. Com'era finita? Male, molto male, Michela era caduta e si era rotta i legamenti del ginocchio sinistro, dalla Russia era ripartita in stampelle e con una promessa: la prossima volta non succederà. Promessa mantenuta, ma non si è trattato di un exploit casuale, no di certo.

È da tre anni che Miss sorriso Moioli vince sulle piste da cross di tutta Europa, nella sua bacheca ha già due titoli mondiali e una coppa del mondo e in Corea era arrivata con il ruolo di grande favorita. «Non è stato facile, anzi. Adesso mi sento leggera, questo è stato il giorno più bello della mia vita, ma prima della gara ero nervosa, essere la favorita pesa e sapevo che per prendermi quello che volevo avrei avuto solo una possibilità». All in, per forza, perché a differenza di altri sport come lo short track della Fontana, lo sci alpino di Brignone e Goggia o ancora il biathlon di Wierer, questa grande donna del nostro inverno non poteva contare su un'eventuale seconda chance, no, la sua gara era una e solo una, vietato sbagliare. E Michela non ha sbagliato. Con un'intelligenza tattica degna di Federico Pellegrino, ha sempre scelto le linee giuste su cui passare e il momento giusto in cui sorpassare; non si è presa rischi e ha vinto dimostrando di essere la più forte, senza discussioni, in una finale in cui erano approdate tutte e migliori, dall'americana Jacobellis alla ceca campionessa uscente Samkova e ancora la giovane francese di 16 anni Mabileau, la minaccia per il futuro che ieri è stata argento.

Per la grande famiglia dello snowboard il 16 febbraio 2018 resterà una giornata indimenticabile. Dalle qualificazioni del mattino alla premiazione della sera, con inno cantato a squarciagola nel gelo di Medal Plaza (il vento ha ricominciato a soffiare forte, ahi ahi) e poi la classica festa a Casa Italia con Giovanni Malagò per il primo brindisi, tutto il gruppo è stato unito attorno a Michela, radiosa come un sole d'estate, stanca, ma felice come mai prima. A sostenerla, in questa sua campagna coreana, ci sono anche la mamma e la sorella, fondamentali per tenerla tranquilla alla vigilia della gara, «perché nulla come le ore passate con le persone che ti conoscono meglio di tutti aiuta a mantenere l'equilibrio e a prepararsi serenamente per la gara più importante della vita». E ora che è fatta, ora che Michi è campionessa olimpica, l'uomo che l'ha scoperta e portata in alto, Cesare Pisoni, ha voglia di raccontare qualche aneddoto della Michela bambina, ad esempio di «quella volta in cui durante un allenamento le ordinai di stare dietro, in fila, e lei invece disubbidì, mi sorpassò, perché quello è sempre stato il suo istinto, stare davanti a tutti, e finì in un buco spaccandosi i denti. Dopo una breve sosta al bar per le medicazioni pensavo volesse tornare a casa e invece no, lei mi implorò di riportarla subito in pista per surfare ancora un po'». E surfa oggi, e surfa domani... Oro, oro, orooooo!! «Se è un sogno non svegliatemi».