Il Mondiale grasso non piace Grandi club sul piede di guerra

Nel 2026 torneo a 48 squadre. Da Real e Barça alle big italiane, inglesi e tedesche: "È politica, nessun vantaggio"

L'elefantiasi del calcio procede di gran carriera. Ieri mattina il Consiglio della Fifa ha approvato all'unanimità, particolare non trascurabile, l'ampliamento del Mondiale da 32 a 48 nazionali a partire dall'edizione del 2026. Più squadre, più voti, più tv, più soldi. Con questa decisione il presidente Infantino, al di là delle indubbie capacità manageriali, s'è assicurato la rielezione a vita favorendo la partecipazione al torneo iridato di paesi che mai si sarebbero sognati di arrivare così in alto. I ricavi, secondo stime di parte, toccherebbero la quota record di 3,95 miliardi di dollari con un aumento di un miliardo di dollari. Una torta enorme per un calcio sempre più ricco, ma incapace di ridurre i debiti.

La Fifa ha comunicato la storica decisione prima su Twitter e poi sul proprio sito. «Immaginatevi la felicità dei nuovi paesi coinvolti», ha sottolineato il successore di Blatter che ha aggiunto: «Il cambiamento renderà davvero universale il nostro sport. Noi intendiamo sviluppare il calcio in ogni continente e non c'è manifestazione pari al Mondiale. È più d'una competizione, è un evento sociale». I Mondiali in Russia e Qatar resteranno a 32 squadre. Poi la rivoluzione che non intaccherà la durata della manifestazione, poco più d'un mese, ma porterà da 64 a 80 il numero delle partite complessive. Le finaliste continueranno a scendere in campo solo 7 volte: è già qualcosa.

Ma analizziamo nei particolari come cambierà la Coppa del Mondo. La prima fase, composta da 16 gruppi di 3 squadre ciascuno, promuoverà ai sedicesimi le prime due classificate di ogni girone. Al fine di evitare i biscotti di scandinava memoria, le teste di serie d'ogni gruppo disputeranno le prime due partite: questo almeno si augurano gli organizzatori. Occhio quindi alla graduatoria della Fifa, che in un prossimo futuro terrà conto solo delle partite ufficiali per divenire più omogenea e credibile di quella attuale. Per le migliori nazionali dovrebbe rivelarsi agevole il superamento del primo turno che taglierà 16 nazionali. Dai sedicesimi si giocherà a eliminazione diretta con la probabile cancellazione dei supplementari fino ai quarti e il passaggio diretto ai rigori dopo i tempi regolamentari.

Sul tavolo c'erano altre proposte oltre quella approvata. Subito bocciata l'idea di ampliare il Mondiale a 40 squadre con una fase iniziale di 8 gruppi da 5 squadre o di 10 da 4: troppi incontri, molti dei quali scontati. Poco considerata anche la proposta di arrivare a 48 squadre con 32 nazionali qualificate di diritto e 16 attraverso altrettanti playoff.

Se il nuovo format ha incontrato unanimità di intenti in seno alla Fifa, le critiche non sono mancate sui social («E le altre 163 nazionali, perché non partecipano alla fase finale...») da parte degli appassionati che sembrano preferire la qualità alla quantità. Severe anche la critica dell'Eca, l'associazione dei più importanti e potenti club europei, presieduta da Rummenigge: «La decisione è stata presa sulla base di motivi politici piuttosto che sportivi. Non possiamo condividerla. Non vediamo i vantaggi di cambiare la formula a 32 squadre, che si è rivelata perfetta da tutti i punti di vista». E ancora: «Mancano 9 anni all'edizione del 2026, è discutibile l'urgenza con cui è stata presa una decisione così importante, senza che le parti interessate alla variazione abbiano potuto prendere parte alla discussione nel modo corretto. Il calendario è già ingolfato, non c'era bisogno di questa rivoluzione». Più moderato il commento di Beretta, presidente della Lega Calcio: «Da un lato dobbiamo tenere nella massima considerazione l'attenzione all'utilizzo dei calciatori che vivono stagioni sempre più impegnative, dall'altro non sottovalutiamo la necessità di promuovere il calcio in un mondo sempre più globale con un numero sempre maggiore di protagonisti». La Liga spagnola, invece, intende impugnare la decisione della Fifa presso i tribunali di Bruxelles e Zurigo. Duro il presidente Tebas: «Infantino si comporta come Blatter, il suo predecessore».

Curioso che la formula "extralarge" abbia ricevuto il consenso di tutti i campioni di cui s'è circondato Infantino, passati armi e bagagli dal grande calcio al calcio di tutti: quasi un controsenso. Ma la domanda da porsi è un'altra e riguarda l'essenza del Mondiale che, dal 2026 in avanti, non rappresenterà il punto più alto del calcio e finirà per condizionare l'andamento dei campionati nazionali. Già, quale Mondiale?

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