Mondiali, Iran chiede danni a Grecia per annullamento partita

Tensioni geopolitiche e rivalità sportive tra Grecia e Turchia si legano in una intricata disputa che coinvolge anche il mondo del calcio e la federazione calcistica dell'Iran

Negli ultimi mesi forti tensioni geopolitiche hanno logorato i già non idilliaci rapporti tra Grecia e Turchia. In questo intricato scenario vanno inseriti anche due episodi che si sono verificati lo scorso maggio e che hanno gettato altra benzina su un fuoco già pericolosamente acceso: lo scontro tra una nave mercantile turca ed un mezzo della Marina Militare di Atene a largo dell'isola di Lesbo nell'Egeo orientale e l’asilo politico che il Consiglio di Stato ellenico ha concesso ad otto ufficiali dell’esercito di Ankara fuggiti in elicottero la notte del fallito golpe contro Erdogan avvenuto nel luglio del 2016.

Una disputa che oggi si espande e che coinvolge anche il mondo dello sport. Ad essere colpite, in particolare, sono le federazioni calcistiche dell’Iran e della stessa Grecia; le due nazionali, infatti, oggi avrebbero dovuto giocare una gara amichevole ad Istanbul ma Atene ha decido unilateralmente di cancellare l’incontro proprio a causa delle tensioni con la Turchia, cresciute ulteriormente dopo una disputa di confine finito con l’arresto di soldati ellenici.

Una decisione, questa, che ha infastidito Teheran, decisa a ricorrere alla Fifa. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Irna, l'Iran denuncia che l’annullamento dell'incontro ha creato un danno grave alla squadra impegnata nella preparazione in vista del mondiale di Russia che inizia il prossimo 14 giugno. Per tutelare i suoi interessi annuncia, inoltre, azioni legali per costringere i greci a compensare, almeno economicamente, il danno causato.

Per gli ellenici un duro colpo economico che si somma con quello all’immagine. Senza dimenticare che il Paese è già nel mirino della Fifa, che minaccia di sospendere la Federazione sia a causa delle ripetute violenze nelle partite di campionato e di altri tornei che per i ritardi nell'attuare le riforme amministrative richieste.