Moratti fa con calma ma Mazzarri ha fretta di far ripartire l'Inter

Il presidente continua a trattare. Il tecnico scarica Schelotto e Silvestre. Nainggolan, mancano i soldi

Quelli rotti, in senso buono, erano lì già da una settimana a fare esami, esercizi e fisioterapia, gli altri, quelli che l'Inter dovrebbero aggiustarla, si sono radunati ieri, tutti in fila dietro Mazzarri, il primo a presentarsi ai cancelli di Appiano. Li attendono due giorni di test atletici e mezz'ora con il tecnico prima di partire per Pinzolo domani fino al 23 luglio. Mazzarri vuol capire bene chi far fuori e dopo Cassano, per dichiarazione spontanea dello stesso, Silvestre e Schelotto sono stati invitati a restare al centro Moratti in attesa di nuove destinazioni, anche l'infortunato Mariga è uscito dai radar. Sono temporaneamente salvi Jonathan, Alvaro Pereira, Kuzmanovic e Alvarez, mentre sul mancino Ruben Botta ci sono un mucchio di incognite, non ultima il passaporto italiano bloccato dalle difficoltà nel reperire la documentazione ufficiale sui suoi parenti originari di Cuneo. Inoltre i dirigenti del Tigre persistono nell'affermare che un contratto firmato dal giocatore lo legherebbe al club argentino per altri tre stagioni, mentre per l'Inter è svincolato con tanto di quadriennale a 700mila euro a stagione già siglato. Ultima grana le sue condizioni fisiche. Durante gli ottavi di finale di aprile della Libertadores, Botta ha rimediato la rottura del legamento crociato e del menisco esterno del ginocchio sinistro. Sarà abile verso Natale e a quel punto la fascia sinistra nella riga a cinque di centrocampo potrebbe diventare di sua proprietà. Pochi gol ma tanta corsa e forza fisica. Diego Laxalt sta giocando il mondiale under 20 con l'Uruguay altrimenti era già qui. Invece su Radja Nainggolan situazione invariata: Branca avrà anche visto il giocatore, il suo procuratore e il presidente Cellino, ma non ha potuto fare altro che chiedere tregua. Cellino gli ha dato i 15 giorni, poi lo sgancia alla Roma. Brance prima deve vendere poi può comprare, c'è l'accordo con il Cagliari, c'è il consenso del giocatore su durata e importo dell'ingaggio, mancano i 15 milioni. E qui il pensiero va a Erick Thohir e a tutte le rupie del mondo.
La cessione della società prosegue, un passo avanti e due indietro. Massimo Moratti sa che è l'occasione della vita, e sa anche che poi non sarà più il presidente dell'Inter perché l'indonesiano entra per porre fine al suo potere e impossessarsi in tempo brevi della maggioranza. Il presidente ha smentito a più riprese le cifre del rosso di bilancio e anche quelle offerte dal Tycoon asiatico ma siamo in quell'ordine, debiti che sono di poco inferiori al valore del club con la prospettiva di dover ripianare per almeno altre due stagioni il bilancio societario, anche centrando subito la Champions. Thohir è il grimaldello per scardinare questo giro vizioso con un'offerta che Lazard e influenti ambienti finanziari giudicano difficilmente pareggiabile, il decespugliatore necessario per liberarsi di un organigramma fastoso, ma deve capire che il presidente non è solo il presidente, è la storia di questo club, l'anima, con una voglia di rivincita impressionante dopo due tremende stagioni nel gregge. Una vendita step by step e una presidenza d'ufficio, la formula auspicabile.
Intanto Mazzarri prosegue nel suo screening perché invece lui dice di aver fretta e vuole vincere subito. Ieri assieme al gruppo sono state presentate anche le nuove maglie, stile anni Sessanta, blu mozzafiato, bande larghe, assenti le rosse, quelle che avevano fatto infuriare la Nord: sotterrate come simbolo dell'ultima stagione, la più brutta degli ultimi quarant'anni.