Per Moratti l'allenatore e l'ex capitano devono restare «Consigliere? Non c'è bisogno di una carica ufficiale»

Dunque finisce così, con Moratti che cede a Thohir il suo 29,5% per incassare più o meno 120 milioni di euro. Finiscono 21 anni di storia - 16 di gloria e 5 di sofferenza - per un totale di 5 scudetti, 4 coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Coppa Uefa, 1 mondiale per club. Mica poco. E finisce con Massimo Moratti sotto la Saras, una fotografia vista chissà quante volte per adesso un po' diversa perché «ora e sempre presidente» parla emozionato. E lo fa perché toglie il suo nome dal board nerazzurro anche se - precisa - non lascia l'Inter: «Definitivo è quando col cuore si lascia qualcosa. Altrimenti non c'è nulla di definitivo».

Forse. Di sicuro c'è che se Moratti non è più l'Inter, l'Inter cambia anche (e forse soprattutto) grazie a Moratti, ringraziato per primo dal nuovo patron a Nanchino: «Zhang Jindong è un uomo molto gentile, ma ho l'impressione che sia anche persona di grande concretezza. La sua vita lo dimostra. Ho avuto una telefonata molto carina e cordiale con lui e con il figlio, un ragazzo molto sveglio e simpatico. L'impressione è stata ottima. Tutti loro sono stati molto cortesi nei miei confronti e li ringrazio delle belle parole che mi hanno riservato».

Parla, Moratti, dell'amicizia «che resta» con Thohir («Ha preso in mano una situazione molto difficile come lo sarà per questi signori. Ma ha cercato di fare tutto ciò che poteva. Devo riconoscere che quando ha visto crescere le difficoltà ha avuto la prontezza e la capacità di trovare un gruppo serio al quale passare il timone») e della nuova amicizia - appunto - con il proprietario del Suning Group. Al quale si rivolge con un tifoso, il Tifoso da adesso più illustre: «Come tutti gli interisti mi aspetto che ci sia un rilancio. Poi sarà fatto attraverso le loro decisioni ma penso che lo abbiano in mente. Con il cambio di proprietà, le clausole del Finacial Fairplay potranno essere oggetto di trattativa con l'Uefa e questo dovrebbe dare maggiore libertà. Penso che i tifosi possano sognare». Può sognare anche lui.

Ma insomma, davvero, è finita l'Inter di Moratti? Massimo annuisce, spiega che è proprio così, «ho letto che farei da consulente, ma non so neanche che cosa significhi. E nemmeno il consigliere: sarò amico di Suning, non c'è bisogno di una carica. Qualche consiglio però lo darò». Per esempio: «Il primo è quello di affidarsi al territorio, a chi conosce e vive questo mare». Territorialità, lo stesso concetto espresso dalla moglie Milly nell'intervista al Giornale. E poi: Mancini resterà? «Credo proprio di sì ma non chiedetemi se con o senza rinnovo, questo dovete chiederlo a loro». E infine: il futuro presidente? «Non so, per ora rimarrà Thohir, poi i nuovi proprietari vedranno cosa fare. L'importante è che Zanetti rimanga in società perché ha vissuto tutta la storia del club». Finisce così e naturalmente anche questo era solo un consiglio. Ma non un consigliere.

MLomb