Mosca 1980. Damilano, marcia trionfale. Brera: "Poveri russi che ci tifano contro"

Strabiliante vittoria olimpica del marciatore di Cuneo, impiegato alla Fiat, che sorprende tutti nel finale della 20 chilometri e va a prendere l’abbraccio del fratello gemello Giorgio. Brera: "Una vittoria figlia della tradizione e della vocazione alla sofferenza"

La prima pagina del Giornale che festeggia la vittoria di Maurizio Damilano

Maurizio Damilano, oggi 59enne, cuneese di Scarnafigi è stato medaglia d’oro della 20 chilometri alle Olimpiadi di Mosca del 1980, bronzo a quelle di Los Angeles 1984 e Seul 1988. Sempre sui venti chilometri è stato campione del mondo nel 1987 e nel 1991. Oggi è presidente del Comitato della Marcia della Federazione internazionale di atletica leggera. Gianni Brera sul «Giornale» racconta così la vittoria olimpica di Mosca 1980..«Ancora una volta Santo Francesco, patrono d’Italia, ha prestato il suo umile e insieme portentoso cavallo a un marciatore italiano. Il patetico nome di questo marciatore è Maurizio Damilano che si rifà pari pari a certi eponimi familiari quassù nel Medio Evo. Per suo merito viene all’Italia il primo titolo in palio all’Olimpiade, di cui è casta regina l’atletica leggera. Per suo merito il piccolo villaggio di Scarnafigi, dall’etimo in verità misterioso, diventerà famosissimo al mondo (...) La folla del Lenin ha fatto meschina figura nel palesarsi delusa o indifferente. Non si aspettava primo al traguardo un italiano? Colpa sua: perché altro non faceva l’Olimpiade che riportare di botto in primo piano l’ultimo rampollo di una gente che da tempo onora la marcia gloriosissimamente. I nomi che precedono Damilano sono quelli di campioni che bastavano al nostro orgoglio: Fernando Altimani, Ugo Frigerio, Giuseppe Dordoni, Abdon Pamich...La sua chiara e onesta faccia si è scomposta per un solo istante quando lo ha abbracciato il fratello gemello che ha avuto per lui il gesto del trionfatore: un pugno alto e teso a celebrare una vittoria sicuramente meritata e sofferta, però ottenuta con l’agio del grande campione».Gianni Brera (25 luglio 1980)