Mudingayi: "Quanti campioni. Correrò per loro"

Ecco il congolese Gabi Mudingayi, 1,80, decima stagione in Italia, una promozione con il Torino nel 2004/05, 186 presenze in serie A fra Torino, Lazio e Bologna, 4 reti in tutto. All’Inter lo ha voluto Stramaccioni, lui assicura che darà tutto

Appiano Gentile - L’impatto è buono, italiano sciolto, risposte scontate a domande scontate ma abbastanza intelligente da non mettersi nei guai quando gli hanno chiesto se si sentisse un vice-Cambiasso, o quando gli hanno messo in bocca la parola scudetto. Una parola buona per tutti e molta voglia di giocarsela subito sapendo benissimo quale sia la sua parte nel progetto.
Ecco il congolese Gabi Mudingayi, 1,80, decima stagione in Italia, una promozione con il Torino nel 2004/05, 186 presenze in serie A fra Torino, Lazio e Bologna, 4 reti in tutto: «Sono uno che fa legna? Sì, mi hanno preso per questo e ne sono orgoglioso. Gioco con grandi campioni al fianco dai quali ho solo da imparare. Spero ci sia tanto bisogno di uno come me».

A trent’anni ci si può ancora emozionare?
«Quando entri in uno spogliatoio come quello dell’Inter come fai a non emozionarti? E poi l'emozione è tanta perché arrivare in una società come questa è un passo importante. Devo ammettere che non ci credevo più, ho sempre lavorato per arrivare in una società come questa. Quando dico darò l'anima per l’Inter è proprio quello che intendo fare. Qui bisogna dare sempre il massimo e l'impegno da parte mia non mancherà mai».

Il coronamento di una carriera?
«Per me l'Inter è un punto di partenza, con questa maglia vorrei fare più partite possibili e vorrei finire qui la mia carriera».

C’è una posizione nel campo che predilige, che le piacerebbe ricoprire?
«Secondo voi posso avere di queste pretese? Sono qui per mettermi a disposizione dell'allenatore e del gruppo, in qualunque zona mi sarà chiesto di giocare, cercherò di dare sempre il massimo. Ho parlato con Stramaccioni, io mi sto allenando e lui mi sta guardando un po'. Sarà poi lui a decidere dove farmi giocare».

Quando ha saputo che l’Inter la stava trattando?
«Il nome Inter, le telefonate, l'attesa e poi finalmente la firma sul contratto il 20 luglio. Appena ho saputo che c'era un interessamento da parte dell’Inter, ho subito detto al mio procuratore che era qui che volevo venire. Non ho neanche fatto caso alle altre squadre che mi cercavano. Quella è stata una settimana dura perché volevo assolutamente venire qui, ma non perché avevo paura di altre cose. Quali? Di essere deferito intendo...Io ero tranquillissimo sin dall'inizio, anche perché sono stato sentito come persona informata sui fatti. Ma non ero indagato, sono sempre rimasto molto tranquillo».

E l’impatto come è stato?
«Volevo conoscere i compagni prima possibile, volevo entrare nell’ambiente e iniziare subito con loro. Sto lavorando con tutti e mi trovo bene con tutti»

Potrebbe essere il vice Cambiasso?
«Non scherziamo. Cambiasso ha tanta esperienza e da lui posso imparare, anche se non sono più giovanissimo. Nell'amichevole con il Como ho giocato al fianco di Guarin, ormai sono quasi 10 anni che vivo in Italia, conosco bene la serie A e poi stare con campioni come Snejider e Milito per me è una gioia immensa, io correrò per loro».

Sono andati via tanti campioni, questa Inter secondo lei può puntare allo scudetto?
«Questo è un club che ha vinto molto e potrà essere protagonista».

Lei ha un modello?
«Non ho idoli, ma giocatori ai quali ho sempre guardato con grande passione e che ho ammirato come Samuel Eto’o oppure uno come Makelele».

Le dispiace sapere che Julio Cesar, Pazzini e Maicon partiranno?
Mi dispiacerebbe se andassero via perché sono dei campioni. Ma su partenze e arrivi all’Inter io non so niente. Posso solo dire che il gruppo è fantastico e che tutti mi hanno messo a mio agio».

Lei cosa consiglierebbe a Ramirez?
Se ha questa opportunità di venire all’Inter non ci deve neanche pensare perché è un giocatore giovane, ma ha i numeri giusti e venendo qui potrebbe imparare ancora tanto. Lui ha già fatto vedere di essere un giocatore con qualità importanti».

Ma fisicamente lei come sta?
«Avevo un piccolo problema muscolare e non sono andato in ritiro con il Bologna, ma ho sempre lavorato durante le vacanze. Adesso continuo a farlo qui, duramente, sono pronto e ho tanta voglia di dare il mio contributo. Pronto subito? Sì, fisicamente e mentalmente».