Mugello già italiano Iannone e Ducati colpo da prima fila

Rossi soltanto ottavo punta sulla scaramanzia Giornata nera per Marquez: partirà soltanto 13°

Il sabato del Mugello è tutto un ribaltone. Nel senso che c'è un prima e un dopo la pole del Gran premio d'Italia. Il prima è fatto tutto di pronostici “scontati”, il dopo è una sorpresa dietro l'altra. Iannone e non Dovizioso in pole; beffa per Lorenzo; Rossi ancora ottavo e Marquez in crisi, addirittura tredicesimo. Tutti titoli del sabato italiano che potrebbe ribaltare anche la storia del Mondiale.

Intanto è Mugello nel segno di Andrea Iannone che si prende la prima strepitosa pole in carriera nella classe regina, cinque anni dopo l'ultima ad Aragon in Moto2. Record della pista, più forte del dolore per sorprendere tutti quelli che si aspettavano l'altro Andrea, il compagno di squadra Dovizioso, che comunque è terzo. E quindi ancora tanto tricolore nella stagione del rinascimento italiano nelle moto. La conferma arriva dal gp di casa con due fulmini rossi nella cui morsa si inserisce Lorenzo, lui favorito della vigilia come pole-man. Invece si deve inchinare a Iannone, sbucato come dal nulla a sentire il maiorchino: «Non pensavo che gli altri potessero scendere l'1'46. Hanno sfruttato anche le scie…».

Sì, ma ridurre il capolavoro di Iannone a una sola questione di scie sarebbe sbagliato. Perché la Ducati va che è un piacere, la conferma è anche il sesto posto del collaudatore Pirro. La Rossa che sconvolge il Mugello ha le carte in regola anche per la gara di oggi, perché per il Dovi l'unica incognita è la distanza, anche se Lorenzo resta comunque il favorito. Ma Dovizioso è deciso a prendere alla lettera il nuovo casco che recita “la musica è cambiata”. Iannone ci proverà, ma siamo al voglio ma non posso per via di quella microfrattura alla spalla che alla lunga si farà sentire. Lui intanto ha mantenuto fede a quanto scritto sul casco e ha colorato il Mugello di rosso senza dimenticare il record di velocità nelle libere: 350,8 km/h.

Rosso e non giallo, come tanti si aspettavano perché Rossi è ottavo. Staccato, non staccatissimo e poi c'è la scaramanzia. Le ultime tre vittorie le ha collezionate partendo proprio dalla tacca numero otto in griglia: in Australia l'anno scorso, Qatar e Argentina in questa stagione. Il passo fa ben sperare e poi lui in gara si trasforma. Se mai ce ne fosse bisogno, lo ha scritto anche sul casco invocando quell'energia gialla che gli fa fare la differenza. Ne servirà tanta per riprendere possesso di casa “sua” dove non vince dal 2008, dopo che ieri le Ducati lo hanno “sfrattato”, o almeno spinto in anticamera. «Mi è mancato un pelino per stare più avanti, sono a posto per la gara, ma Lorenzo e Dovizioso sono più veloci».

Comunque il dottore si può consolare pensando a Marc Marquez alle prese con il peggior weekend da quando è in MotoGp: peggio era andato solo nell'anno dell'esordio, tre volte sesto in griglia. Il campione in carica finito nelle forche caudine della Q1, disputata ma superata già due volte nel 2013, per un errore di valutazione nel terzo turno di libere («non abbiamo montato la gomma nuova»), non ha passato il taglio per un altro paio di errori grossolani e partirà dalla quinta fila. Infuriato ha guardato gli altri lottare per la pole: “Un po' tutto è andato storto. Ma per la gara siamo a posto, proviamo a non toccare niente anche se la moto non è perfetta». Lo si è capito anche dalla caduta nelle ultime libere. Il feeling con la Honda si è incrinato, tira aria di bufera. Ma il cannibale va già all'attacco a parole: «Serve una bella partenza e spingere tanto nei primi cinque giri». Il problema, per Marquez, è che davanti non staranno a guardare e sono in tanti. Tutta gente da ribaltone pensando anche al Mondiale.