Napoli al fronte, Sarri protegge El Kaddouri

Non può essere una partita qualunque quella del Napoli a Bruges

Una trasferta al tempo dell'Isis. Del terrore. Non può essere una partita qualunque quella del Napoli a Bruges. Prima di tutto perché si torna a giocare a calcio in Belgio, dopo che nell'ultimo fine settimana erano state annullate tutte le partite dei campionati, con il Paese paralizzato da una situazione simile a una sorta di coprifuoco.

E se da ieri si prova a tornare alla normalità, riaperte metropolitane e scuole a Bruxelles con il presidio armato di polizia ed esercito, oggi riapre il calcio, si fa per dire, perché non ci saranno i tifosi. Il Napoli, già qualificato ai sedicesimi con i big a casa (Higuain, Reina e Albiol) è arrivato ieri pomeriggio a Bruges, messo subito sottoscorta, blindato in Hotel. In queste condizioni non può essere una partita normale (ore 21 su Mtv8, canale 8 del digitale terrestre, o 121 di Sky), una vigilia come le altre. Soprattutto per chi come Omar El Kaddouri, papà marocchino, lui stesso musulmano e nato proprio in quella Bruxelles, additata adesso come la culla di «quegli assassini fanatici», come lo stesso centrocampista del Napoli aveva definito gli autori degli attentati di Parigi: «Ho scritto quel messaggio per dire che dispiace a me ed a tutti i musulmani nel mondo. Con il tweet volevo parlare a nome di tutti».

Per El Kaddouri non c'è nulla di normale in questa trasferta: «Qui gioco a 100km da casa mia, ma non vedrò amici e familiari che dovevano venire a vedermi». E che non sia una vigilia serena lo dimostra il fatto che Sarri stoppi le domande a El Kaddouri: «Omar deve giocare a calcio e fare una grande partita, siamo tutti dispiaciuti per quanto accaduto ed anche per i musulmani ma se iniziate a parlare di calcio sono più contento». El Kaddouri si allinea: «Non penseremo ai problemi fuori dal campo».