La nazionale, quarta vita di Sullo dopo l'andata e ritorno dal tumore

Capitano del Messina in serie A, poi la malattia e la ripresa

A 44 anni, Sasà Sullo ha già vissuto almeno tre vite. Capitano del Messina in serie A, lo stop di 8 mesi per un tumore, la ripresa sul campo e poi il ruolo di vice di Giampiero Ventura, dal 2009 a Bari: dunque è alla 8^ stagione con il ct, che sarà affiancato anche da Paolo Vanoli, tecnico dell'under 19.

Irpino, Sullo è stato un centrocampista geometrico e di lotta, con 10 trasferimenti sino ai 30 anni e un bel periodo al Pescara. È al Messina che trova la consacrazione, portandolo dalla C1 a due salvezze in A, l'ultima grazie a calciopoli, con Ventura subentrato a 6 partite dalla fine. All'erede di Conte basta quel mese e mezzo di lavoro per sceglierlo come collaboratore e appena Sullo smette (a 37 anni, alla Turris) lo inserisce nello staff.

La vita di Salvatore svolta verso Natale del 2004, quando una strana pallina cresce all'altezza dell'inguine. Gli si gonfia un linfonodo, pensa a una ciste e la fa asportare senza neanche avvertire la famiglia. Venti giorni dopo l'intervento, riceve a casa gli esami istologici, è affetto da linfoma B, tumore molto aggressivo che colpisce il sistema linfatico.

"Ero completamente asintomatico - raccontava in quei mesi -, tutti i controlli precedenti erano negativi, eppure il male era diffuso alle grandi cellule".

Sasà all'epoca è al top della carriera e idolo dei tifosi peloritani, che in quella stagione avrebbero festeggiato il 7° posto in A, miglior risultato di ogni tempo. Ma senza il trascinatore, che si fa rioperare al policlinico San Matteo di Pavia. "Presi i farmaci, mi sottoposi a diversi cicli di chemioterapie e dopo quegli 8-9 mesi gli esami confermarono la guarigione".

Altri controlli nel lustro successivo, tutti negativi e così dal 2009 per Sullo sparisce pure il timore che il male riaffiori. "Mi sono anche ricresciuti i capelli - scherzava -, li avevo persi durante le cure. Era il primo segno tangibile del mio ritorno, ma solo all'esterno, effetto collaterale delle cure".

Al ritorno in campo, quasi tutto come prima, con la fascia di capitano. "E persino la cittadinanza onoraria di Messina, uno dei maggiori traguardi della mia vita". Sullo scende in B, poi in Lega Pro, continua a giocare per altre 5 stagioni, lasciando per la chiamata di Ventura. Da allora sostiene l'Ail, associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mielomi, che richiede il controllo dei valori ematici obbligatori dai 6 ai 18 anni, per la certificazione medica per i praticanti sportivi. "Dobbiamo testare tutti i giovani che praticano sport - auspicava Sasà -. Il cancro non è un male incurabile, con costanza, capacità e Dio si può guarire: non bisogna deprimersi, serve tanta forza di volontà. Non ho mai pensato a morire, affrontavo la malattia con ironia".

Leggendo il brasiliano Paulo Coelho e il Dalai Lama, in nazionale ne riparlerà magari con Francesco Acerbi, che Conte voleva portare agli Europei. Il difensore del Sassuolo ha sconfitto due volte un tumore ai testicoli e sta per debuttare nelle coppe. Sono le storie più belle della nuova Italia.