«Nel Milan a vita L'ha deciso... mia moglie»

Scusi, Robinho, ha sempre la valigia pronta?
«La nostalgia di casa è passata, la scelta definitiva è stata fatta. Adesso penso solo a giocare e a divertirmi con il Milan, qui in Italia».
Ma a gennaio non ha fatto pressione per tornare al Santos?
«In verità è successo il contrario. È successo cioè che quelli del Santos mi hanno cercato e mi hanno parlato di un possibile trasferimento. Sono cresciuto in quel club, non potevo restare insensibile al richiamo. Ne ho discusso in famiglia: mia moglie aveva voglia di tornare in Brasile, troppi anni ha vissuto in Europa. Poi mi sono preso un po' di tempo per decidere e alla fine ho scelto di restare al Milan. Qui non mi manca niente, ho il contratto per un altro anno e conto di restare fino al termine della carriera».
Addirittura…
«Certo, magari per sette anni. Anzi, se il signor Galliani vuole, possiamo cominciare a discutere del rinnovo».
E sua moglie, come mai ha cambiato programma?
«Perché alla fine ha pensato: forse è meglio restare a Milano, altrimenti io in Brasile combino dei casini!».
Solo che nel frattempo ha perso il posto da titolare…
«I motivi sono due. Il primo: c'è stata l'esplosione di El Shaarawy, è arrivato Mario Balotelli, altri come il giovane Niang, Bojan, Pazzini sono giocatori di qualità. Secondo: ho avuto qualche acciacco fisico. Adesso che sto bene, la scelta è solo tecnica, di Allegri. E io la rispetto».
A Milanello, un tempo, si diceva che Robinho fosse il pupillo di Allegri…
«Io lo chiamo il mio papà ma gli ultimi tempi hanno dimostrato che non è così. Intendiamoci: ho rispetto per il lavoro del mister e anche per i miei compagni ma fosse dipeso solo da me, mi sarei messo in squadra da tempo. Anche perché non è vero che gioco bene solo a sinistra, nella zona di El Shaarawy: io vado dovunque e gioco ovunque».
Nel frattempo proprio Allegri si è preso un bel tot di critiche per aver fatto giocare Robinho contro il Napoli…
«Ma è assolutamente normale. Nel calcio tutto dipende dal risultato: fosse andata in modo diverso, mi avrebbero portato in trionfo. E invece con il pareggio c'è stato qualche fischio. Io capisco i tifosi».
Ma è disposto a restare nel Milan anche se dovesse continuare a fare panchina?
«No, non ho detto né pensato questo. Anzi l'anno prossimo devo giocare di più se voglio concorrere a un posto per il mondiale brasiliano. Io, Kakà e Ronaldinho siamo nelle stesse condizioni: ci giochiamo il posto se riusciamo a fare bene».
È possibile per il Milan raggiungere quel benedetto secondo posto?
«Dobbiamo crederci fino alla fine».
Il Milan è diventato giovanissimo: via le grandi firme, via i grandi vecchi. Ma quando tornerà a vincere?
«Se non fossimo partiti così male, in campionato, a quest'ora saremmo in lotta con la Juve per lo scudetto. Dobbiamo migliorare per la Champions: contro il Barcellona avremmo potuto fare molto di più partendo dal 2 a 0 di San Siro».
Ecco, a proposito. Ha qualcosa da farsi perdonare su quel tiro nel finale che avrebbe potuto valere la qualificazione?
«Non ho sbagliato io, è stato in gamba il difensore del Barcellona».
A Torino domenica sera rischiate grosso…
«All'andata abbiamo vinto noi, su rigore ma abbiamo vinto facendo una partita perfetta. Io lo riconosco: la Juve è la più forte del campionato ma in una sola partita abbiamo i mezzi per ripetere il risultato. Non c'è Balotelli: con lui in campo avremmo avuto una bella chance in più».
C'è un segreto per mettere in crisi la Juve?
«Giocare veloci e non pensare solo a difendersi: bisogna attaccare la Juve».
Dei giovani del Milan chi può diventare una stella?
«El Shaarawy».
Chi è il talento più promettente del calcio brasiliano?
«Neymar ma deve venire in Europa se vuole completare la sua formazione».
Balotelli alle prese col razzismo: come se lo spiega?
«Io credo che tutto nasca dalla voglia di mettergli pressione. Io, per esempio, non ho mai avvertito questo problema».