Da Neymar ai tedeschi il Mondiale aggrappato all'ultimo minuto

La Germania al 94' rischiava di essere fuori Brasile, Inghilterra, Svizzera: svolta dopo il 90'

Può essere il trionfo della retorica. Facile titolare il Mondiale del fino alla fine; del non mollare mai; del crederci sempre. Allora molto meglio rispolverare una massima dell'immortale Vujadin Boskov: «Partita finisce quando arbitro fischia». Mai come in Russia la strada della vittoria percorre la via della sofferenza. La stanno sperimentando grandi attese e piccole sorprese. Non c'è distinzione. Sono già sette le sfide decise a una manciata di secondi dal triplice fischio. L'Iran ha dato un senso inaspettato al suo torneo segnando, o meglio sfruttando un autogol, al minuto novantacinque contro il Marocco. La Svizzera ha ribaltato la sfida etnica con la Serbia in coda a una partita che si porta dietro polemiche che paragonano il Var ai tribunali contro i genocidi. E l'Uruguay ha sepolto le mummie egiziane trasformando Tabarez in una sorta di Lazzaro all'ultimo minuto: il maestro ha avuto la forza di alzarsi sulle sue gambe e roteare in aria la stampella. Due uomini su tutti per l'uomo dell'ultimo assalto: Cristiano Ronaldo si è preso la copertina del Mondiale con una tripletta alla Spagna, l'ultimo gol a centoventi secondi dal novantesimo. Kane come un uragano ha spazzato via le nubi dall'Inghilterra: si parlava già di solita incompiuta contro la Tunisia, poi ci ha pensato Harry.

E poi c'è la sofferenza inattesa delle favorite. Il Brasile che abbatte il muro della Costa Rica ai minuti novantuno e novantasette. Quindi è arrivato il sabato dei panzer. Per qualche minuto la Germania campione in carica è stata virtualmente fuori dal Mondiale al primo turno (come Spagna e Italia recentemente), prima di ribaltare la Svezia con la prodezza balistica di Toni Kroos. La sofferenza tedesca è l'emblema di un torneo che ha livellato per ora i valori. Nessuna partita scontata, a parte rare eccezioni. Al catenaccio delle piccole non si sono viste grandi contromisure, scarseggiano idee e gioco. Ci si affida ai colpi dei singoli. Detto di CR7 e Kane, vale la pena ricordare anche Coutinho. E appunto Kroos. Il campione che si rialza appena in tempo. Tra i peggiori contro il Messico, il peggiore contro la Svezia con l'erroraccio che aveva mandato in porta i figli dell'Ikea. Non da calciatore con in bacheca quattro Champions league e un mondiale. E così a trenta secondi da una eliminazione quasi certa, perché la Germania si sarebbe consegnata a un inevitabile biscotto tra Messico e Svezia (specializzati in materia, ne sa qualcosa l'Italia), Kroos ha fatto di testa sua. Non ha ascoltato Reus e non ha sentito Hummels che gli dicevano di crossare: ha tirato in porta e messo la palla nell'angolino. È la capacità di cogliere l'attimo in cui trasformare la sofferenza in gioia. Esagerata, «schifosa», l'hanno definita gli svedesi, quella della sua panchina, a tal punto che la federcalcio tedesca ha dovuto chiedere scusa.

Se si attraversa la sofferenza, poi non ti fa più paura nulla. Ci sono gol che cambiano la storia. Quella della Germania sembrava segnata, ora i campioni sono di nuovo padroni del proprio destino. Tutto questo a patto di aver imparato la lezione. Dal Brasile alla Germania, ma anche l'Argentina rientrata in gioco suo malgrado, sanno cosa si prova. E sbagliare adesso, significherebbe condannarsi a una sofferenza senza fine. Per almeno quattro anni. Meglio non pensarci e attaccare nello spogliatoio i cartelli: «Partita finisce quando arbitro fischia». Il mondiale della sofferenza ha il suo titolo.