Nibali carta italiana per sfatare il tabù classiche

Il siciliano l'ha già vinto due anni fa: serve un successo azzurro come ciliegina sulla torta

Sarà ancora una volta la classica delle foglie morte a dirci se il ciclismo italiano è vivo. Un movimento in salute lo è per davvero, perché in ogni caso, in questo ciclismo sempre più mondializzato, resta un'eccellenza.

Ci manca la ciliegina sulla torta. La vittoria che fa notizia, che dà il titolo, che si ricorda negli annali della storia. Ci manca una vittoria in una classica Monumento, che darebbe senso a tutta la stagione e ci farebbe andare in letargo con un buon sapore in bocca.

Ancora una volta ci affidiamo alle gambe, al cuore e alla testa di Vincenzo Nibali, che anche quest'anno si è caricato sulle spalle il peso del ciclismo italiano e l'ha tenuto saldamente ai vertici. Non ha vinto nulla di eclatante, ma è sempre stato lì, soprattutto nei Grandi Giri. Ne ha corsi due e in entrambi i casi è salito sul podio. Terzo al Giro d'Italia, preceduto da Tom Dumoulin e Nairo Quintana, e secondo alla Vuelta alle spalle di sua maestà Grandi Giri Chris Froome, e davanti al russo Ilnur Zakarin.

«Due piazzamenti con due vittorie di tappa ricorda lo Squalo dello Stretto -: una al Giro, nel tappone del Mortirolo e della doppia scalata dello Stelvio. Poi una vittoria di tappa anche alla Vuelta».

L'ultima classica monumento vinta da un corridore italiano risale al Lombardia di due anni fa, guarda caso proprio con Vincenzo Nibali. Il Mondiale non lo vinciamo dal 2008, con Alessandro Ballan, la Sanremo dal 2005 (Filippo Pozzato), il Fiandre dal 2007 (Alessandro Ballan), per la Roubaix dobbiamo addirittura andare al Secolo scorso, correva l'anno 1999 (Andrea Tafi), l'ultima la Liegi è invece datata 2007 (Danilo Di Luca).

«Sto bene e sapete quanto ci tenga a questa corsa che ho vinto due anni fa e che considero una delle mie più belle vittorie ci confida il 32 enne corridore siciliano, che negli ultimi 14 Grandi Giri corsi, per dieci volte è finito sul podio -. Vinsi proprio sul percorso che affronteremo domani (oggi, per chi legge, ndr), con il finale a Como e l'ultima scalata al San Fermo della Battaglia che sarà ancora una volta un prezioso trampolino di lancio. So che non sarà facile, ma io ci proverò con tutte le mie forze. Sarebbe un bellissimo modo di terminare una stagione che io considero in ogni caso molto positiva».

Nibali parte con i favori del pronostico, ma proveranno a rovinargli la festa corridori di assoluto talento. Dai colombiani Quintana, Uran e Henao, a Dumoulin, passando per Barguil. E poi occhio a Gilbert, Adam Yates, Pinot e Alaphilippe, Zakarin, Daniel Martin e Rui Costa. Gallopin e Wellems, Bernal, Kruijswijk e Albasini. Ma l'Italia non è solo Nibali, con lui ci saranno anche Fabio Aru e Diego Rosa, Gianni Moscon e Giovanni Visconti, Diego Ulissi e Alberto Bettion, senza dimenticare Pozzovivo. «Sono arrivato terzo nel 2008 ci ha spiegato Uran, primo giovedì sul traguardo di Superga alla Milano-Torino -. Poi ho concluso terzo nel 2012 e anche l'anno scorso. Quella volata persa a Bergamo contro Chaves e Rosa ancora mi brucia. Il percorso con arrivo a Como però è ottimo per me. Sento di poter fare una grande corsa e voglio rifarmi assolutamente. Nibali? È uno dei tanti che andranno forte, ma non sarà il solo».

Diretta Tv: Rai 2 dalle ore 15, Eurosport dalle 14.50.