Nibali cerca spazio nel duello in giallo tra Froome e Contador

La missione impossibile di Vincenzo: un colpo di genio per ribaltare il Tour destinato all'inglese o allo spagnolo

Se il Giro d'Italia parte all'estero cominciamo tutti con le paternali moraliste sul romanticismo in svendita, se invece è il Tour a partire lontano dalla Francia - ormai quasi sempre - siamo tutti qui a dire quanto siano avanti e astuti i francesi. Anche questo è il Tour: un mito dannatamente forte, che nelle fantasie degli uomini riesce a trasformare tutto in poesia.

Allora, avanti con i complessi di inferiorità e annunciamo ammirati il colpo di genio: il Tour de France parte domani da Leeds, città di 750.700 abitanti, regione dello Yorkshire, Inghilterra settentrionale. Al via ci saranno sedici italiani e un Nibali. I primi in ruoli diversi, chi per vincere una tappa, chi per aiutare il capitano. Nibali per portarsi in giro il ruolo opprimente dello sfidante al titolo. Dove sarebbe la novità, viene da chiedersi di fronte all'unico campione rimasto sul nostro territorio, fresco di maglia tricolore, benchè pagato (benissimo) dal Kazakistan? E' normale che a un Nibali si chieda di vincere una corsa a tappe. E' la sua specialità. Ha già vinto una Vuelta, un Giro, è già salito sul podio dello stesso Tour. Purtroppo però la questione non è così scontata. Chiedere a Nibali di vincere questo Tour è come chiedere a Renzi di azzerare il debito pubblico: vai avanti tu che a me scappa da ridere.

Eppure l'Astana, lo squadrone kazako che lo paga quattro milioni l'anno, glielo chiede in termini perentori. Quasi impositivi. Gli hanno persino vietato di correre il suo amato Giro, perchè si presentasse in Francia fresco e preparato. Ma tutto questo fervore ha ovviamente un brutto rovescio della medaglia: rischia seriamente di rendere invivibile il Tour, diciamo per eccesso di pressione (come dicono i brasiliani del calcio di fronte ai doveri del loro Mondiale). Proprio Nibali, campione dell'improvvisazione, del coraggio, della fantasia, dell'imprevedibilità, proprio lui messo alle strette, dentro la gabbia di un'operazione chirurgica, con una sola possibilità in fondo ai Campi Elisi: vincere.

E' tutto qui, il pesante paradosso del suo e del nostro Tour: pensare che debba vincere una corsa in cui sarebbe già fantastico il terzo posto. Le chiacchiere, purtroppo, stanno a zero: la logica lascia pensare, per meglio dire impone di pensare, che i primi due siano già assegnati, con prenotazione personale di Froome e Contador. Il kenyano-inglese vincitore dell'anno scorso e il fuoriclasse spagnolo non sarebbero nemmeno quotabili, se le cose e le corse fossero soltanto logiche e razionali. L'unico dubbio riguarda le rispettive posizioni sul podio, chi primo e chi secondo. Ma sull'idea guida che il Tour 2014 sia un loro personalissimo duello c'è poco da sindacare. Tutti e due troppo forti a cronometro - in una corsa che lascia sempre molto spazio a questa impietosa specialità - e tutti e due ugualmente forti in montagna, perchè si possa pensarli lontani dal vertice. La certezza è granitica: alla fine dei 3663,5 chilometri, loro saranno là, in alto, in altissimo.
Eppure proprio la storia del Tour, mica solo del Tour, è lì a dimostrare come non sempre le cose e le corse vadano secondo previsione. Ci mancherebbe altro. Ogni giorno, un grande giro riserva trappole, accidenti, malanni. Cadute, forature, cedimenti. E spesso i dominatori della vigilia sono i poveri martiri del finale. E' esattamente in questo spiraglio dell'imprevedibile e dell'imponderabile che prova a infilarsi Nibali. Lui e altri, come Rui Costa, come Valverde. Cogliere l'attimo e sfruttare l'occasione buona, questa la missione degli sfidanti.

Per fortuna, terreno per imboscate eccentriche e golpe a sorpresa ce n'è. Ci sono i venti furiosi delle prime tre frazioni inglesi, c'è il pavee della Roubaix inserito alla quinta tappa. E poi il classico. Il primo duello di montagna è previsto per sabato 12, con arrivo a Gerardmer La Muselaine. A seguire, la festa nazionale del 14 luglio celebrata con il tappone alpino di La Planche des Belles Filles: sette gran premi della montagna distribuiti in soli 161 chilometri. Dopo la giornata di riposo, dimenticarsi la pianura, con la sola eccezione della tappa di Nimes. Da cerchio rosso i quattro arrivi sui Pirenei: Chamrousse, Risoul, Saint Lary Pla d'Adet e Hautacam. E alla fine, se la classifica non fosse ancora chiara, match decisivo nella crono della penultima tappa: 54 chilometri, un'eternità su percorso vallonato.
Tanti auguri Nibali. C'è poco da aggiungere. Non sarà un luglio facile e comodo, il suo. Affrontare due clienti come Froome e Contador, tutti e due assieme, è rilassante come chiudersi la testa in una morsa. E stringere. Il lato più affascinante della missione sta però tutto qui: quando la vittoria è impossibile, renderla possibile fa miracolo.

Commenti

linoalo1

Ven, 04/07/2014 - 14:41

Ormai è chiaro!Per vincere una corsa ciclistica,o si ha un fisico adatto come Dono di Natura o si passa per il Doping!Lino.