Nibali fallisce l'ultimo assalto E il Tour è un cinema inglese

Hanno fatto del cinema quei due di Sky. Hanno fatto quello che hanno voluto Bradley Wiggins e il compagno di squadra Chris Froome, e alla fine non solo non hanno perso un solo metro da Vincenzo Nibali, ma al siciliano gli è toccato pure pagare una manciata di secondi.
Salvo il fato, salvo inconvenienti, Tour finito, tappa a Valverde: evviva il Tour! Vince Wiggins, il primo britannico a portare in Inghilterra la maglia gialla, anche se quello che più ci ha convinto in salita è stato proprio Froome, che ha il passaporto inglese, ma il torto di essere nato a Nairobi (in Kenia), ed essere cresciuto in Sudafrica. Se gli inglesi avessero avuto solo il "keniano bianco", sarebbe stato a tutti gli effetti un grande inglese. Invece c'è Bradley Wiggins, campione olimpico e mondiale della pista convertito alla strada nel 2009, e per gli inglesi - e patron TeamSky James Murdoch, il figlio del magnate australiano - è lui l'uomo che deve vincere.
Ieri, nel finale, quando Vincenzo ha perso qualche metro dai due, Froome in progressione ha accelerato e ha pure staccato il suo capitano. Era già successo sulle Alpi, quando via radio è stato platealmente fermato e Chris platealmente ha obbedito. Ieri, nell'ultima tappa pirenaica, stesso cinema. Lui accelera e dall'ammiraglia arriva l'ordine: deve aspettarlo. E Chris lo aspetta 2-3-4 volte, altrimenti se lo sarebbe perso. In salita è lui il più forte, ma il Team Sky ha deciso: deve vincere Wiggins e Wiggins vincerà questo Tour.
Sorride a denti stretti il nostro Nibali, che ha il merito di averci provato, tutte le volte che gli si è presentata l'occasione: in salita e in discesa. Meno ieri, giornata no. Può capitare. Voleva attaccare, ed è stato attaccato. Anche senza cronometro non ci sarebbe stata storia. Anzi, la crono di sabato scaverà un solco tra i due corridori Sky e il resto del mondo. I distacchi saranno mostruosi, per un Tour mostruosamente disegnato male (il Giro non avrà al via tutti questi campioni, ma è più bello e tecnicamente più vivace).
E ora che tutto è compiuto, godiamoci questi ultimi tre giorni inutili. Complimenti a Wiggins, che ha vinto grazie al compagno di squadra Chris Froome, che si accontenta suo malgrado del secondo posto, anche se tutti sanno che il vero vincitore è lui. E complimenti anche agli organizzatori, che disegnano un Tour imbarazzante, che ora vivrà tre giorni insignificanti. Tre passerelle: quella di oggi per velocisti, quella di domani per i cronoman e poi quella di domenica, sui Campi Elisi, per la storia e la "grandeur".
Il Tour è finito ieri, sui Pirenei, quando Vincenzo ha perso contatto dai primi e Wiggins non ha perso contatto da Froome solo perché al "keniano bianco" gli hanno ordinato di aspettare. Il più forte generalmente vince. Non è questo il caso. Vince il più inglese. Quel Wiggins che si è convertito alla strada. Perde Froome, troppo poco inglese. Dio salvi la Regina, e consoli Christopher Froome. Un anno fa ha perso una Vuelta, per aspettare Wiggins. Adesso accarezza il sogno del Tour. «Ma i patti al via da Liegi erano questi e io li ho rispettati alla lettera: tutti per Bradley. Ma se il prossimo anno al Tour ci saranno più montagne, sarò io a giocarmi tutte le carte», ripete poco convinto. Intanto dall'Inghilterra rimbalzano notizie dai tabloid sempre ben informati: il campione del mondo Mark Cavendish e il "keniano bianco" sono molto inquieti e vorrebbero lasciare il Team Sky. Sul cielo di Wiggins, il nuovo Re, si aggirano già minacciosi nuvoloni. Diretta RaiSport 2 dalle 14, dalle 15 Rai Tre