Nibali jolly azzurro nel mondiale proibito

Il ct Cassani: "Non è percorso per lui ma può sempre far saltare il banco"

Comunque vada sarà un successo. Diciamolo senza tanti giri di parole, anche se la prova che conta e pesa come nessun altra è quella dei professionisti che questa sera concluderà la rassegna iridata di Richmond (Virginia), ma comunque vada la spedizione azzurra è già più che positiva, visto che ci sono già due medaglie d'argento a risplendere, quella di Andriano Malori nella crono professionisti e di Simone Consonni nella prova in linea degli under 23. Insomma, l'Italia del ciclismo guarda al futuro con giustificato ottimismo, anche se il titolo iridato, come del resto una classica monumento, ci manca dal 2008, anno in cui Alessandro Ballan si laureò campione del mondo sulle strade di Varese e Damiano Cunego (argento alle spalle del veneto, ndr) vinse per la terza volta il Lombardia.

Non sarà facile oggi, anche perché le corse di un giorno non sono mai facili, ma in questo caso non sarà per nulla semplice perché non disponiamo di un corridore con l'identikit per ben figurare su un percorso molto veloce, con un finale mozzafiato, da autentici passisti veloci, adattissimo a corridori come Sagan, Degenkolb, Gerrans, Kristoff, Valverde e Gilbert, tanto per citare corridori che hanno tutti nel proprio DNA le qualità per arrivare a centrare il bersaglio grosso.

Noi risponderemo con due uomini veloci di soli 26 anni come Elia Viviani e Giacomo Nizzolo. Due corridori capaci di rasoiate da "finisseur" come Ulissi e Trentin. Un Finetto in grado di condizionare qualsiasi fuga. E uomini di esperienza come Bennati, Oss e Quinziato che saranno il nostro valore aggiunto. Ultimo ma non ultimo, visto che è il nostro pezzo più pregiato, Vincenzo Nibali, che non ha la volata, ma ha una classe immensa. Un talento indiscutibile. L'imprevedibilità che è propria dei fuoriclasse: il siciliano sarà l'arma segreta di Cassani. L'uomo in più.

Il Ct romagnolo al materiale a disposizione abbina una forte dose di ottimismo: sa che vincere in fretta è la missione di ogni ammiraglio, ma è conscio di avere a disposizione un gruppo che col tempo potrà maturare. «Non partiamo favoriti, è già una novità - spiega il romagnolo al suo secondo assalto mondiale da ct -. Ho una squadra compatta, uomini che possono dire la loro su un percorso esigente, nessuna pressione: puntare in alto è possibile. Il percorso di Richmond è veloce, non difficile, ideale per quei velocisti che sanno reggere gli scatti brevi. Nel finale ci sono duecento metri con pendenze alpine: a forza di girarci sopra, dopo 259 chilometri si sentiranno anche quelli».

La domanda sorge spontanea: come si può vincere una sfida su un percorso del genere? «Correndo come una classica e non solo perché c'è un tratto di pavé: bisogna esser davanti nel finale. Dobbiamo essere bravi a restare nel vivo della corsa, senza farci coinvolgere troppo». E Nibali? «Il percorso non è per lui: troppo veloce. Ma l'ho portato perchè è Nibali e in qualsiasi momento può far saltare il banco. Questa è una Nazionale multiruolo, con almeno quattro punte intercambiabili. Non abbiamo l'individualità come Degenkolb o Sagan, però la nostra arma vincente sarà la superiorità numerica. Se arriveremo nel finale uniti e compatti, ce la possiamo giocare».

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Dom, 27/09/2015 - 13:00

Pensavo che fosse tipico del calcio un certo linguaggio esagerato e militaresco da campo di battaglia, a base di fucilate, bombe e "rasoiate". Ora vedo che le rasoiate sono arrivate anche nel ciclismo. Poverini, dovranno stare attenti a non farsi male. Ma usare un linguaggio normale proprio non vi riesce?