Nibali, un Lombardia da tris: "Ma corro ancora al buio..."

Vincenzo cerca il terzo successo, Moscon e De Marchi ci provano. Aru solito mistero, Valverde da battere

Scherzi del riscaldamento globale, ma anche di una stagione che non finisce mai e che resta sempre calda. Altro che classica delle foglie morte, qui di morti ci sono solo i corridori, che arrivano al Lombardia con le gambe in croce e la spia della riserva accesa, dopo una stagione lunghissima e logorante. Chiamiamolo pure mondiale d'autunno, visto che al via oggi ci sarà anche il neo iridato, il 38enne Alejandro Valverde, che guarda al futuro con l'entusiasmo di un ragazzino.

Il murciano sarà chiaramente il faro della corsa che questa mattina partirà da Bergamo. È l'ultimo Monumento, che è poi è anche l'ultima chiamata per mettere a posto una stagione e, per certi versi, anche una carriera. Il 112° Lombardia si corre su un percorso che ricalca quello dell'anno scorso, dove a trionfare è stato il nostro Vincenzo Nibali, ma quest'anno ci sarà un cambiamento nel finale: dopo la salita di Civiglio non si affronterà più il San Fermo della Battaglia, ma lo strappo di Monte Olimpino (1,7 km al 5% con punte al 9%). Per il resto, anche in questa edizione, i corridori dovranno scalare in sequenza Colle Gallo e Colle Brianza, e negli ultimi 70 km il mitico Ghisallo e l'infernale Muro di Sormano, con pendenze da capogiro. Quindi Civiglio e il nuovo Monte Olimpino.

Sulla carta pare essere un Lombardia più umano, meno selettivo, ma come spesso si dice, le corse le fanno i corridori. «Resta una corsa dura ed esigente spiega Vincenzo Nibali, vincitore a Como nel 2015 e nel 2017 -. Certo, il San Fermo era un ottimo trampolino di lancio, ma dopo sei ore di gara, anche un cavalcavia ha il suo peso».

Valverde l'uomo da battere, e da non portare assolutamente in una ipotetica volata finale, perché il murciano dispone di un'arma che pochi passisti scalatori possono vantare: lo sprint. «Mi sembra di stare meglio che a Innsbruck aggiunge il siciliano, uno dei nostri uomini più attesi, assieme a Moscon e De Marchi, ma occhio anche a Davide Villella, mentre un punto di domanda accompagnerà anche oggi l'indecifrabile Fabio Aru -, ma come allora, anche in questa circostanza corro un po' al buio. Ho dovuto faticare tanto per recuperare dall'incidente alla schiena (frattura della decima vertebra toracica al Tour, ndr) e la mia condizione è buona, ma non buonissima».

Oltre alle 18 vittorie stagionali di Elia Viviani - numero uno dei velocisti mondiali - il nostro movimento può contare il titolo continentale conquistato da Matteo Trentin, anche se la vera gemma di stagione è arrivata grazie all'intuizione e al colpo di genio di Nibali che lo scorso mese di marzo ha saputo sovvertire ogni pronostico andando ad aggiudicarsi la Sanremo al termine di un'azione spettacolare sul Poggio. In materia di classiche Monumento non sono poi molti a godere. Anzi, l'Italietta qualcosa ha portato a casa, a differenza di altri. Il Fiandre è andato all'olandese Niki Terpstra; la Roubaix al fuoriclasse slovacco Peter Sagan; la Liegi al lussemburghese Bob Jungels. Nei grandi giri se la ridono solo britannici (Froome, Thomas e Simon Yates, ndr), olandesi (Tom Dumoulin, secondo al Giro e al Tour), e colombiani (Lopez terzo al Giro e alla Vuelta). Insomma, comunque vada questo Lombardia, la stagione dell'Italia in bicicletta non è poi così malvagia o da buttare via.