Nibali: "Al Tour voglio almeno il podio. Froome sarà di nuovo l'uomo da battere"

Il trionfatore Tour del France del 2014: "Dura vincerlo alla mia età. L'ultimo fu Evans"

Sen Jan di Fassa - Non è in collegio e nemmeno in colonia, ma la sua testa è già al mare: a quello della Vandea, dove il prossimo 7 luglio scatterà il Tour de France. Noirmoutier-en-l'Ile è sull'oceano Atlantico, da lì scatterà la Grande Boucle edizione numero 105, mentre Vincenzo Nibali è al Passo San Pellegrino, in Val di Fassa, tra il Trentino Alto Adige e il Veneto, tra le Pale di San Martino e la Marmolada, appuntamento al QC Terme Dolomiti di Sen Jan. «Chi mi conosce lo sa, i ritiri non mi fanno fare i salti di gioia, ma meglio essere qui sulle Dolomiti che sul Teide, dove non c'è nulla e si è isolati dal mondo. Ma franchezza per franchezza anche le conferenze stampa non sono proprio una mia passione. Nulla contro i giornalisti, anzi, ma è per una questione mentale: non so mai cosa dire. Perché voi fate domande su quello che sarà, ma un atleta vive nel dubbio. Attende risposte, non domande. Le conferenze stampa che mi piacciono sono solo quelle che vengono dopo le grandi vittorie, come quella di Sanremo».

Sarà un Tour molto difficile, cosa teme?

«Non certo il percorso, ma gli avversari. Che sono tanti. Tantissimi».

Al Delfinato pensava di andare meglio?

«È chiaro che io non amo mai arrivare staccato, però bisogna anche essere realistici. Il Tour quest'anno a causa dei Mondiali di calcio è slittato di una settimana, e quindi c'è tutto il tempo per recuperare e arrivare bene. Dico bene, non al top, perché se arrivi troppo in condizione, poi rischi di fare la fine di Simon Yates al Giro d'Italia».

Contento se...

«Arrivo almeno sul podio».

Sono in pochi ad aver vinto un Tour a 33 anni suonati

«Cadel Evans è stato l'ultimo a vincere a 34. Poi bisogna scendere fino a Jop Zoetemelk. Insomma, non sarà facile».

Tappa numero 17: solo 65 km, con tre gran premi della montagna, e i corridori partiranno a seconda della classifica: a griglie, come nella mountain bike.

«È chiaramente una tappa molto particolare, forse la vera incognita di questo Tour, ma per quanto riguarda le griglie di partenza, mi sembra una sciocchezza assoluta, non servono a niente. Siamo professionisti, non amatori».

Froome, dopo il Giro, sarà un pericolo anche al Tour?

«Sarà l'uomo da battere».

Al suo posto, con un procedimento legale sul capo per le note vicende date dalla positività al salbutamolo, lei avrebbe corso?

«I regolamenti glielo consentono, quindi sì».

Sul Colle delle Finestre, la tappa che gli è valsa il Giro, il britannico ha fatto una cosa alla Nibali: non trova?

«Ha fatto una cosa che è più nelle mie corde che nelle sue, ma è stato bravissimo. Non so piuttosto spiegarmi il perché Dumoulin non abbia provato a stare con lui. Doveva provare il tutto per tutto, ingaggiare un duello uno contro uno, invece di attendere Pinot e il suo compagno di squadra. Però la testa è generalmente guidata dalle gambe e non dalla lingua, quindi taccio».

La cronosquadre la preoccupa?

«Un po' sì, ma so che andremo meglio che al Delfinato, Un distacco accettabile? Un minuto. Se è di più non è buona cosa».

Per il Lombardia e la Sanremo la piccola Emma le aveva chiesto come regalo una coppa: per il Tour le ha chiesto qualcosa?

«Per il momento no, ma c'è tempo. Lei quando meno te lo aspetti arriva, proprio come me».