Nibali vuole finire il digiuno «La Liegi è fatta per me»

L'Italbici vuole una grande classica dopo sette anni Con il re del Tour ci provano anche Pozzovivo e Felline

Ci riproviamo sulle strade delle Ardenne, nella classica più classica di tutte, nella "doyenne", la decana delle classiche, come la chiamano i francesi. Ci riproviamo oggi a vincere una "corsa monumento", che manca al ciclismo italiano dal 2008 (Lombardia di Cunego). Tocca alla Liegi-Bastogne-Liegi, la corsa più giusta e forse anche la più ambita, proprio perché preziosa, oltre ad essere la più dura e selettiva, con i sui 4 mila metri dislivello. «Mi piace da pazzi questa corsa, da sempre. Tra le prove in linea è quella che più mi si addice e mi esalta. D'altra parte gli uomini dei grandi giri, come il sottoscritto, possono ambire a questa gara proprio perché è un condensato di tutto - ci spiega Vincenzo Nibali, secondo nella "doyenne" tre anni fa -: devi avere forza e resistenza. Devi saper andare forte in salita e in discesa. Devi essere un corridore completo. Se sento di poterla vincere? Sto bene ma non solo al top, forse mi sarebbero serviti altri dieci giorni di lavoro, ma sento di poter essere protagonista», chiosa il siciliano.

Si corre la Liegi, l'ultima "classica del nord", prima dei grandi giri e soprattutto della corsa rosa che scatterà da Sanremo il 9 maggio. Saranno 253 i chilometri da percorrere da Liegi ad Ans, intervallati da dieci "côte", di cui ben otto concentrate negli ultimi 80 chilometri di corsa.

Un anno fa il ciclismo italiano è arrivato a soli 50 metri dal trionfo, con il siciliano Gianpaolo Caruso e il lucano Domenico Pozzovivo, che hanno accarezzato il sogno concludendo però in quarta e quinta posizione, alle spalle dell'australiano Simon Gerrans. «Sto bene e, dopo aver vinto l'altro giorno la tappa al Giro del Trentino, torno qui a Liegi per inseguire davvero l'obiettivo di una vita - ci spiega Pozzovivo, che corre per un team francese e punta deciso anche al podio del Giro -. Non sarà facile, perché Valverde e il campione del mondo Kwiatkowski mi sembrano di un altro pianeta, ma nello sport, come nella vita, non si può mai sapere. Le corse vanno corse, e io sono pronto a dare battaglia. La Liegi è una corsa nella quale bisogna avere solo una grande condizione: se si sta bene si arriva davanti, altrimenti son dolori».

L'Italia ci riprova, in questa campagna del nord resa meno amara dalla bellissima vittoria del 38enne Luca Paolini all'Amstel Gold Race, una corsa che non sarà monumento, ma è pur sempre una delle prove storiche più prestigiose del calendario. Molto atteso oggi, Fabio Felline, 25 anni, torinese, uno dei giovani più interessanti della nuova nidiata azzurra, che alla "doyenne" è chiamato a sostenere uno degli esami di maturità più importanti della sua giovane carriera.

La Liegi sarà trasmessa in diretta su Rai Sport 1 a partire dalle 13.50, e dalle 15.05 su Rai 3. Su Eurosport dalle 14.30.