Nico, pole con il trucco Ed Hamilton gliela giura

Nostro inviato a Monte Carlo
Tra le grandi barche e le macchine veloci può anche succedere che un uomo diventi piccolo piccolo. Prendete Nico. Una faccia d'angelo, un Leonardo Di Caprio a trecento all'ora, una vita da primo della classe in tutto. Nico figlio di papà Keke Rosberg e talentuoso, bravo a scuola, belloccio, simpatico, poliglotta, secchione insomma. Mica uno con un passato da mezza canaglia motoristica come era stato, fin dagli inizi, il povero Schumi. Non come Hamilton, suo compagno in Mercedes, angelo maledetto delle corse, talento e scorrettezze e bugie e chiedere ad Alonso in merito. E' da Lewis che ci si aspetterebbero cose strane e borderline, non da Nico. No, non esiste proprio che Di Caprio faccia il cattivo, che con la pole in tasca simuli un errore in staccata al Mirabeau, che parcheggi, che pasticci con i pulsanti e il volante e la retro, costringendo i commissari a sventolare bandiere gialle per rallentare tutti i piloti che seguono. Compreso compagno Hamilton. Non esiste. E forse anche per questo, dopo tre ore di indagini e controlli e telemetrie e ascoltati pilota e tecnici, i giudici hanno deciso di graziarlo. «Visionato tutto non abbiamo trovato prova del reato…» questo il senso.
Tra grandi barche e macchine, l'uomo ha una predisposizione innata a diventare piccolo piccolo. Come nel 2006, quando Michael Schumacher si macchiò dello stesso sospetto e per questo venne indagato e però punito. Ultimo partì. Giudicato colpevole di aver simulato un'uscita, fermando la sua Rossa alla Rascasse. Alonso, suo rivale per il titolo, stava per togliergli la pole, ma fu costretto dalle bandiere gialle ad abortire il giro. “Mi ricorda quella volta” ha twittato a caldo Briatore, all'epoca al muretto Renault. Già, il ricordo. La Ferrari allora lottava per il titolo, Schumi sarebbe scattato ultimo chiudendo quinto. Anche Alonso combatteva per il titolo (che vinse). Oggi Fernando e la Rossa, insieme, partiranno quinti e quasi rinfrancati di essere davanti a Raikkonen. Rosse in progresso, ma sul pianeta terra. «Un passo avanti ed è stato il mio giro migliore dell'anno, ora dovrò passare una Red Bull al via e l'altra con la strategia, ma non chiedetemi di Rosberg e Lewis, la tensione fra loro sarebbe interessante se io fossi lì a giocarmi Gp e titolo, ma così da lontano…».
Rinfrancanti sulla Terra mentre su Marte, in casa Mercedes, si litiga. I giudici si sono trovati una bella rogna da risolvere e hanno deciso di non decidere. Perché se nel 2006 era stato uno sgarbo e un sospetto fra due team in lotta, ora tutto avviene in seno alla stessa squadra. Il che innescherà veleni duraturi. E in chiave ferrarista fa ancora più male. Perché i maranelliani fossero stati almeno un poco vicini, avrebbero potuto approfittare delle tensioni tedesche. Ricciardo e Vettel in seconda fila lo faranno.
Dunque, fine di una favola. Perché «fin da ragazzini, dai kart in poi, sono sempre stato uno dei pochi ad andare d'accordo con Lewis…» diceva un tempo Nico di Hamilton. Perché «sono felice, dopo l'uscita temevo che altri (Lewis, ndr) mi avrebbero tolto la pole; mi dispiace davvero di avergli rovinato il giro». Perché Hamilton lo ascolta gelido e «ironia della sorte ero oltre due decimi più veloce in quel momento…» E perché più tardi dirà «avrei dovuto saperlo che sarebbe successo… e visto che mi è sempre piaciuto il modo in cui Senna risolse la questione con Prost, vorrà dire che prenderò esempio da Ayrton…». Minacce. La Mercedes di oggi ricorda il dominio '88-'89 delle McLaren di Senna e Alain. I due si tolsero un mondiale a testa sbattendosi vicendevolmente fuori pista. Oggi, alla prima curva, occhio a Lewis. Fuori in due, Gp azzerato, ferita lavata, si ripartirebbe ad armi pari a Montreal. Sta nelle cose qui a Monte Carlo. Dove fra grandi barche e macchine veloci l'uomo troppo spesso diventa piccolo piccolo.