Nizzolo da eterno secondo al tricolore

Pier Augusto Stagi

L'eterno piazzato finalmente la spunta. Basta piazzamenti e declassamenti, dopo tanto penare la gioia di un trionfo pieno, totale, con tanto di maglia, coppa e fiori come da programma. Giacomo Nizzolo vince e si laurea campione d'Italia sulle strade roventi di Boario Terme al termine di una corsa spettacolare e selettiva. Alle spalle del velocista brianzolo, Gianluca Brambilla (vincitore della tappa di Foligno al Giro e per tre giorni in maglia rosa), battuto agevolmente in una volata a due. Terzo Pozzato che regola un gruppetto d'immediati inseguitori con Caruso, Gavazzi, Gatto, Moscon, Rosa, Formolo e Battaglin piazzati nell'ordine.

Decisivo l'attacco sferrato con Gatto, Brambilla, il talentuoso Moscon e Quinziato sullo strappo a 5 km dalla conclusione. «Potevo aspettare la volata spiega il neo tricolore -, ma sarebbe stato troppo rischioso. Tra i velocisti sono quello che va meglio in salita, e così ho deciso di rompere gli indugi e anticipare i tempi». La scelta è stata semplicemente vincente. «Dopo tante musate, qualcosa ho imparato anch'io», dice. Per il brianzolo della Trek si tratta della quarta affermazione stagionale - e 14ª in carriera dopo aver fatto sue quest'anno due tappe al Giro di Croazia e il 9 giugno scorso il Gp Gippingen, in Svizzera. Il successo di Darfo Boario riscatta anche la delusione per il declassamento nell'ultima tappa del Giro d'Italia vinta a Torino, ma poi andata a tavolino al tedesco Arndt. «Quel provvedimento disciplinare mi è rimasto lì ha spiegato Nizzolo -. Ma ho ben presto voltato pagina e ho subito cominciato a pensare come rifarmi di quella che io considero ancora adesso un'ingiustizia. La maglia tricolore mi ripaga di tante amarezze e dei nove secondi posti ottenuti al Giro senza mai riuscire a centrare una vittoria».