Un nome, una dinastia: la prima di baby-Moser

Basta il cognome, Moser. Se poi a vincere è Ignazio, figlio di Francesco, il più blasonato della famosa dinastia dei corridori, uno dei più grandi corridori italiani di tutti i tempi, sicuramente il più vittorioso (273 vittorie su strada da professionista precede Giuseppe Saronni, 193, ndr), il gioco è pressoché fatto.
Ignazio Moser, 21 anni compiuti lo scorso 14 luglio, ha vinto in Giappone una corsa riservata alle grandi speranze. È la sua prima vittoria stagionale con la maglia della BMC Team Development, il vivaio giovanile del team che annovera campioni del calibro di Philippe Gilbert, campione del mondo in carica, Cadel Evans e Alessandro Ballan. «Sono veramente contento di essere riuscito a rompere finalmente il ghiaccio», ha scritto su twitter il giovane trentino figlio d'arte, subito dopo il traguardo.
Baby Moser ha vinto la Japan Sukukarace precedendo allo sprint il compagno di squadra Arnaud Grand. «Non è stata una gara facile - ha spiegato il giovane talento trentino, ennesimo elemento che va ad arricchire la dinastia dei Moser che oggi risplende anche per le gesta del cugino, Moreno, figlio di Diego -, perché eravamo solo in tre per squadra. Tim Roe è stato bravissimo a tenere la corsa cucita fino alla fase finale. A lui e a tutta la squadra voglio dedicare questo successo, in particolare la dedico a Rik Verbrugghe, il nostro direttore sportivo, che ha sempre dimostrato una grande fiducia nei miei confronti».
Di Ignazio, papà Francesco dice: «È ancora troppo presto per capire se diventerà un corridore vero. Devono quadrare un bel po' di cose. Dicono che sia troppo bello per fare il ciclista? Dipenderà da lui...».
L'altra grande passione di Ignazio che si divide con profitto tra strada e pista, è il vino: ha studiato all'Istituto Agrario di San Michele all'Adige (Trento), con specializzazione proprio in enologia. «Io farò di tutto per farmi strada in questo sport - aggiunge Ignazio -, ma se mi dovesse dire male, mi piacerebbe lavorare nel settore della vendita dei vini, anche perché abbiamo un'azienda vinicola molto ben avviata e sarebbe un peccato non proseguire su questa strada. Però prima voglio giocarmi tutte le carte a mia disposizione nel ciclismo. Paragoni con papà? Evitiamoli, per favore…».