Non andiamo a comandare ma a giocare

Meglio sarebbe dimenticare gli spagnoli. Un incubo, una nuvola fantozziana eterna. Ci risiamo con la sfida: stasera Juventus e Roma contro Barcellona e Atletico di Madrid. Dieci giorni fa le torte in faccia alla nazionale dentro il Bernabeu, idem a Cardiff per la Juventus contro il reale Real Madrid. Risultato? Le abbiamo buscate a prescindere, ecco perché stasera ci punge vaghezza di prenderci la rivincita. In verità alla Juve già riuscì il colpo della vita eliminando dalla Champions proprio i blaugrana, pieni di boria dopo la remuntada col Psg. Rispetto ad allora ci sarebbe un tale Neymar in meno ma mai fidarsi di Messi e della sua orchestra, mentre Allegri rimescola le carte dovendo rinunciare a Chiellini, Mandzukic, Cuadrado, Khedira e Marchisio. Ma è proprio nell'emergenza che si possono ritrovare i valori di un gruppo che ha già fatto intendere di essere sempre solido, tanto più che sarebbe anche l'occasione di testare Douglas Costa e Matuidi che ben conoscono la Champions. Il Camp Nou ha voglia di riscatto, prevedo fermenti.

In contemporanea la Roma, non allenata dal campionato per il rinvio di Genova, non è pienamente conscia del proprio stato di salute, per Monchi (a volte gli scherzi della vita, il ds romanista ha venduto, quand'era al Siviglia, per 9 milioni Immobile alla Lazio) è un piccolo derby col suo ex compagno Simeone (i due furono protagonisti di un tumultuoso Tenerife-Siviglia nel '93; lui e Monchi, portiere di riserva, salvarono dalla polizia e dai tifosi isolani un Maradona espulso e furibondo, fino all'aggressione del guardalinee).

Ci sono, dunque, molte spezie in un martedì il cui manifesto è da festival di Venezia ma non così noioso e presuntuoso. Il divario tecnico tra Italia e Spagna resta evidente, la forbice è aperta, non soltanto quella contabile. La scuola spagnola è rimasta latina, dunque prima la qualità, la sensibilità del piede, l'uso del fosforo e, dopo, il muscolo, la corsa, comunque furente. Il nostro football, invece, ha smarrito la genialità per andare incontro al tatticismo esasperato e alla frenesia agonistica mal accompagnata da una modestia tecnica. Servono i Dybala e non i postini come Sturaro, servirebbe Schick, serve l'esperienza dei veterani insieme con la potenza e la prepotenza di Nainggolan. Serve dimostrare che la nazionale è una cosa e i club un'altra. Facile dirlo e facilissimo scriverlo. Poi c'è la partita, c'è l'imprevisto. Andiamo a giocare, non a comandare.