La nuova Formula 1 licenzia Ecclestone

Benny Casadei Lucchi

A settembre l'accordo per la cessione del Circus. Otto virgola cinque miliardi di dollari in cambio del giochetto a 300 all'ora. Questa l'operazione orchestrata dal tycoon a stelle e strisce John Malone, patron di Discovery e molto altro. All'epoca Bernie Ecclestone disse «vogliono che resti come amministratore delegato». Martedì una voce diceva dell'altro: «Vogliono iniziare il mondiale senza di lui». Ieri la conferma: quella è la porta.

Finisce l'Era Ecclestone. Frase riduttiva. Perché a finire è la F1 come siamo abituati ad intenderla da oltre quarant'anni. Da quando, nei primi anni '70, l'ex venditore di moto usate intuì prima di tutti che la gallina dalle uova d'oro esisteva e correva in macchina. In estate, compreso che il fondo proprietario del giocattolo, la CVC, voleva vendere e monetizzare la propria quota di maggioranza (Bernie ha il 14%), aveva provato a cercare altri, più gestibili, acquirenti. Niente da fare. «Sono stato spodestato» ha ammesso ieri. «Me ne vado, avrò una vita più tranquilla» ha aggiunto ad Auto Motor und Sport. «Non sono più il capo, vado via, ho abbastanza soldi per venire a vedere Gp e mi hanno dato quella cosa lì un po' americana, la presidenza onoraria. Ma non so cosa significhi. Ora l'ad sarà Chase Carey». Già presidente della nuova F1. E due uomini sono pronti per affiancarlo con nuovi incarchi: l'ex dt Ferrari e Mercedes Ross Brawn, che si occuperà degli aspetti sportivi, e l'ex Espn Sean Bratches alla parte commerciale. Oggi si saprà di più. Ma la nuova F1 non sarà un vantaggio per la Ferrari. «Vogliamo uno sport spettacolare come il Superbowl» ripetono i nuovi capi. «E per ottenerlo servono più ricavi per tutti e meno privilegi per certi team».