Nuovo Milan, ecco i nomi della cordata cinese

La vigilia del Diavolo fra Atalanta, cessione e mercato. I compratori cinesi gestiscono asset per oltre mille miliardi. Intanto il rinnovo di Bonaventura crea le prime tensioni

È un compleanno pieno di spine e di tensioni. Ieri il Milan ha festeggiato 117 anni di storia gloriosa e forse inimitabile ma ha cominciato a fare i conti con i contrasti e le tensioni tra vecchia e prossima società in materia di mercato. La sfida con l'Atalanta e le esigenze di Montella (che pure gradirebbe qualche rinforzo) non c'entrano, almeno fino a stasera. Il tecnico napoletano, tra l'altro, sulla materia, è una sfinge. «Sono più invidiato rispetto a chi è davanti a me, ho poche squadre sopra di me, mi piacerebbe chiudere l'anno col terzo posto e sono molto contento del rendimento dei miei, Niang non sarà il prossimo rigorista» le frasi raccolte alla vigilia. Ma dietro l'apparente calma, recuperata a dispetto della sconfitta con la Roma, c'è la questione mercato a tenere banco. E a immaginare uno scenario di conflitto evidente tra Galliani e i cinesi i quali hanno fatto trapelare il loro disappunto per le vicende relative ai rinnovi di contratto. A Bonaventura, il Milan di oggi ha preparato un prolungamento fino al 2020 (già concordato nell'estate scorsa, poi saltato per l'arrivo di Ses, e che prevede il recupero dei guadagni persi passando a 2 milioni netti di stipendio).

Naturalmente l'operazione, ricadendo sui futuri proprietari, dev'essere approvata da Fassone che ha masticato amaro non tanto per Bonaventura ma perché nell'incontro con Raiola non è stato affrontato anche il rinnovo di Donnarumma che è il nervo scoperto dei cinesi. Temono che l'agente glielo possa portare via, magari in dono alla Juve, e avrebbero voluto che qualche altro, Galliani, al posto loro, e per colpa loro, in ritardo cioè col closing, gli avesse risolto la trattativa che si annuncia molto complicata per usare il solito eufemismo. La reazione di Fassone per il momento è stata la seguente: un no deciso sul rinnovo di Bonaventura. Come se questa mossa possa predisporre meglio Raiola dominus della trattativa Donnarumma. Alla fine magari spunterà un sì contro voglia, consapevoli che l'eventuale bocciatura metterebbe la futura proprietà del Milan in cattivissima luce.

Proprietà, ed è notizia di ieri, di cui si comincia a delineare la maggiorparte dei componenti della cordata. Come il Jilin Yongda Group, quotato alla borsa di Shenzhen, specializzato nell'elettronica industriale per l'energia, la chimica, la metallurgia e i trasporti (maggior azionista la municipalità di Guangzhou tramite un fondo di private equity di cui è partner il colosso assicurativo Ping An Insurance. La Guangzhou Bank, anch'essa controllata indirettamente dalla municipalità di Guangzhou e che conta asset per circa 48 miliardi di euro. La China Zheshang Bank, controllata dalla provincia di Zhejiang che nel 2015 ha registrato oltre 3 miliardi di ricavi. Seguono la Jinge Investment Management Changxing Partnership Enteprise e Rentai Investment Changxing Partnership Enterprise. Complessivamente, nella cordata ci sono realtà finanziarie e imprenditoriali che gestiscono asset per oltre 1000 miliardi di euro. Fra questi anche la Huangshi Zhongbang Sports Development, la China Industrial Bank Asset Management, la China Huarong Asset Management, società pubblica di gestione patrimoniale, e la spesso citata nei mesi scorsi Haixia Capital.

Se l'emergere dei vari nomi della cordata è confortante, resta però lo scenario malinconico alla voce mercato di gennaio: Fininvest, impegnata sul fronte Mediaset contro Vivendi, non può dedicare risorse al Milan che deve auto-alimentarsi per fare operazioni. Luiz Adriano è richiesto dal Genoa ma la cessione non può servire a pagare gli eventuali rinforzi di cui avrebbe bisogno Montella. Ma l'eventuale terzo posto non dovrebbe stare a cuore alla Ses?