Nurmi e Lewis meglio di Bolt solo per colpa del compagno dopato

Sergio Arcobelli

Un Lampo sceso dal cielo che è atterrato a Sherwood Content, Giamaica, per sconvolgere il mondo. Non servono chissà quali luci o riflettori ad illuminare la scena. È sufficiente un uomo, Usain Bolt e una gara, i 100 metri. Tanto basta per scaldare gli animi e far aumentare il numero di battiti del cuore. Sì è vero, è un senso di appagamento che dura quasi dieci secondi, ma ha la forza di unire e tenere col fiato sospeso milioni di persone. Grazie alla sua aurea Usain Bolt è stato in grado di mettersi sulle spalle una specialità, l'atletica, trasformandola e trascinandola per quasi dieci anni. Come? Sprintando e sorridendo, con un'innata e coinvolgente spontaneità.

Poi, però, dopo il solito show prima dello start, c'è la partenza dai blocchi, le punte proiettate in avanti, le braccia che spingono a più non posso per rompere l'aria. È la fase più complicata per Bolt, che in termini di reattività paga più degli altri. Ma c'è un tempo per tutte le cose. E, qualche metro più avanti, parte la cavalcata, letale, inarrestabile. Lì Usain fa vedere perché è il numero uno al mondo. Mai si era visto, prima di questo lungagnone giamaicano di 1.95m, un atleta così veloce. Senza tradire il significato del suo cognome, lampo o fulmine che dir si voglia, dominando in lungo e largo a suon di tempi veloci. Poi l'annuncio choc: «Ho 30 anni e sento la voglia di fare altro nella vita». A Bolt from the blue. Tradotto: un fulmine a ciel sereno. Ora a Londra non gli restano che due gare, i 100 e la 4x100, per sparare le ultime cartucce che gli sono rimaste in corpo prima di dire basta.

Ma il giamaicano è davvero il più vincente? Se Michael Phelps è senz'ombra di dubbio il nuotatore più titolato di tutti i tempi, Bolt lo è solo in parte nell'atletica. Nel senso che, a livello olimpico, pesa quell'oro vinto nella 4x100 a Pechino poi tolto per la positività del connazionale Nesta Carter. Nel computo delle medaglie mondiali, Bolt invece può vantare 11 titoli come nessun altro. Eppure due leggende come Carl Lewis e Paavo Nurmi, con nove ori olimpici a testa, lo guardano dall'alto al basso. Ma Bolt, che ne ha 8 e ha le spalle larghe, anzi larghissime, se ne frega. Lui corre e poi se ne andrà. «Cos'altro potrei fare per dimostrare al mondo di essere il più grande?». L'ultimo lampo.