Il padre di Agassi: "Andre poteva vincere di più e giocare meglio"

Dopo il successo di Open, arriva nelle librerie Indoor. È la versione del padre di Agassi: "Quando Andre ha lasciato il tennis ho pianto. Finiva anche una parte di me"

In Open Mike Agassi è stato dipinto come un tiranno. Ma a lui non importa. E, a 86 anni, lo rivendica addirittura mentre ammira i trofei del figlio. Presto uscirà in libreria Indoor, la risposta all'autobiografia scritta dal figlio Andre. "Mio figlio avrebbe potuto vincere molto di più e giocare molto meglio - racconta a Repubblica - quando Andre aveva 7 anni gli predissi che sarebbe diventato numero uno del tennis".

"Avevo attaccato una pallina da tennis sulla culla di Andre e appena ha potuto prendere in mano qualcosa gli ho messo una piccola racchetta, ma devo dire che questo ha sviluppato la sua vista in modo straordinario - racconta Mike Agassi - Andre non aveva bisogno di muovere gli occhi per vedere. Per questo trovava angoli impossibili e si allenava con la macchina, al ritmo di un milione di palle l'anno". La macchina è il Drago. Ne parla anche Andre Agassi in Open: da piccolo era costretto a ricevere 2.500 palle al giorno. "Tagliamo corto - commenta Mike - sono stato un tiranno? Sì. Sono stato duro e severo? Sì. Ma lo ribadisco: meglio un padre, un genitore, a fianco del figlio sportivo, che un allenatore. E anzi ai genitori di oggi dico: ribellatevi. Non fatevi rubare i vostri ragazzi dai centri tecnici, dalle scuole specializzate, dai guru. Amano per contratto, se lo fanno, non per sangue". E continua: "Un padre ama suo figlio, un allenatore lo fa per soldi. Questa è la differenza. Ma agli occhi del figlio il coach sa più cose del genitore. Bollettieri ha rovinato Andre, gli ha tolto ulteriore grandezza, convincendolo a cambiare racchetta: dalla Prince alla Donnay. Mio figlio ha preso un milione di dollari e Nick una mazzetta. Ma chi ero io per convincerlo che era uno sbaglio?".

"Dietro il successo dei campioni c'è sempre un genitore - spiega Mike Agassi - ok, sarà per la loro ambizione, magari frustrata, come la mia, che da pugile per l'Iran ho partecipato a due Olimpiadi senza vincerle, ma intravedere un destino per i figli, invece di lasciarli in balia del niente, può essere male? Connors, Evert, Seles, Capriati, Pierce, Steffi Graf, Nadal, Sharapova, le sorelle Williams: dietro c'è qualcuno della famiglia che ha spinto un'ossessione, come la chiamate voi. Questa casa ha un indirizzo: viale Agassi. Se sono un mostro, sono riuscito molto bene". Mike Agassi ammette di essere "rude e brutale". E racconta: "Quando Andre a Wimbledon ha battuto in finale Ivanisevic dopo tre finali perse del Grande Slam e mi ha telefonato, cosa dovevo dirgli?". Nessun complimento. "Mi sono lamentato - continua - come hai potuto perdere il quarto set? Onestamente lo pensavo. E sapevo anche che Brooke Shields non sarebbe stata la moglie giusta. Lei ripeteva che era vergine e che mi avrebbe fatto cambiare idea".

Nell'intervista a Repubblica, Mike Agassi ripensa molto al passato. Non si pente, non lo cambierebbe per nulla al mondo. E spiega: "Se spingi troppo sbagli, se troppo poco pure. Se lasci ai figli la libertà di essere quello che vogliono, è anche quello un peso. Quando Andre ha lasciato il tennis ho pianto. Finiva anche una parte di me. Ma spero che torni a giocare magari nel circuito dei Master. È ancora competitivo. Solo non farei più giocare a tennis i miei figli. È uno sport troppo duro, richiede molto, al fisico e al carattere. Sceglierei il golf. Si dura di più. E ho già in mente un'altra macchina sparapalline per il green, visto che i tornei si vincono lì".