Il pallone sull'orlo di una crisi di muscoli

di Tony Damascelli

P ossiamo definirlo Virus Fifa. Ne sono contagiati molti, direi troppi. Milik è il più illustre, anche perchè è uno dei più recenti assieme a Sergio Ramos; poi James Rodriguez, Riccardo Montolivo e Neymar, Jordi Alba e Cillessen. Napoli, Real Madrid, Milan, Barcellona pagano il conto altissimo agli impegni delle varie nazionali.

Calendario folle, impegni mille, si gioca dovunque, comunque, il football non concede tregue. Dal 1995 sono possibili tre cambi, gli organici sono ampi ma i migliori vengono convocati nelle varie nazionali e la Fifa non accetta tagli, riduzione di tornei, anzi, dopo l'Europeo a 24, preannuncia allargamenti faraonici della coppa del mondo a 48 squadre. I club protestano, chiedono la riapertura del mercato, ne godono i procuratori, il caos sembra organizzato ma produce disastri.

Va da sé che i calciatori, a differenza di qualunque altra disciplina di gruppo, sono sottoposti a uno stakanovismo non volontario, sono personale viaggiante in top class ma a rischio di coda in ospedale. Una recente indagine dell'Equipe ha confermato il dato, il confronto è stato effettuato con la pallacanestro americana, dunque la Nba, il massimo torneo di qualità e quantità al mondo che, tuttavia, gode di quatto mesi di pausa per consentire ai cestisti di recuperare dagli impegni di un calendario fittissimo. Ebbene nell'ultima stagione il numero uno assoluto, LeBron James ha giocato 3337 minuti, Lionel Messi 6457.

Non c'è partita, non c'è confronto, non c'è logica, con esigenze analoghe ma risultati diversi. Il business supera qualunque ragionamento umano e normale, si gioca per portare a casa il massimo dei denari, si gioca per lo spettacolo ma gli infortuni rispondono ad altra strategia e di certo questo non può e non deve essere il futuro del calcio, già esasperato oggi e sull'orlo di una crisi di nervi e soprattutto di muscoli.