Dal paradiso all'inferno E Cilic si confessa: «Dura vivere da Mr. Slam»

A sorpresa ha vinto gli UsOpen, è sparito per infortunio, ora è riapparso «Adesso tutti giocano alla morte contro di me. Però vincerò Wimbledon»

Nel tennis esistono tre categorie di giocatori: i campioni assoluti, quelli che lottano e gli One Slam Winner s. In quest'ultima finiscono quelli che arrivano a vincere per una volta nella carriera uno dei 4 tornei mito e che quindi dovrebbero essere leggenda. Per uno strano destino però gli One Slam Winners sono anche quelli che nella scala gerarchica molti mettono all'ultimo posto: fortunati nell'aver trovato il momento giusto per la gloria, ma troppo poco campioni per ripetersi. Marin Cilic è lì, visto di traverso da una parte della critica dopo il successo agli UsOpen 2014 - un torneo dove schiantò Federer in semifinale per poi battere Nishikori - e visto un po' così perché poi non s'è praticamente più saputo nulla di lui. Fino alla settimana scorsa, complice un infortunio alla spalla che lo ha costretto a mesi di stop: è tornato a Indian Wells e ha perso al 1° turno. «Ma per un giocatore come me ci vuole tempo per rientrare in forma».

Cilic ora è candidato nella categoria «breakthrough of the year» ai Laureus Awards (gli Oscar dello sport mondiale che verranno assegnati mercoledì a Shanghai), e insomma come sorpresa dell'anno non c'è male: «Un vero onore ovviamente e se dovessi vincere finirei nella galleria con grandissimi campioni. Però, devo dire: è stata una sorpresa per molti ma non per me. Soprattutto da quando sono allenato da Goran: lui mi ha davvero cambiato». Goran, per intenderci, sta per Goran Ivanisevic ed insomma i due formano davvero una strana coppia: il talento che sembrava mancato - ovvero Marin - con il talento assoluto, Goran, però genio e sregolatezza. Possono due così combinare qualcosa di buono? «Beh, l'avete visto com'è andata. Lui mi ha insegnato a fare più cose sul campo, a pensare in modo differente e a spingere il mio gioco nella direzione giusta. È stato un lavoro fisico ma soprattutto psicologico». Che ha avuto il suo punto di svolta dopo Roma, un anno fa, con vista Roland Garros: «Stavo combattendo ancora la battaglia tra me stesso e quello che Ivanisevic voleva da me. Abbiamo discusso molto, è stato un periodo difficile: Goran voleva che mi dimenticassi del passato e fossi disposto ad imparare cose nuove, fare un passo avanti verso la gloria. Non è stato facile, non è stato indolore. Ma ce l'abbiamo fatta, anche perché quando hai al tuo angolo uno che ha vinto un torneo dello Slam alla fine anche tu sai come fare. Ed è successo».

Così ecco: New York e il trionfo. Inaspettato si diceva, ma non per Marin Cilic, uno che sognava di vincere un torneo così «fin da quando ero bambino, fin da quando pensi di avere una vita davanti per farcela. Poi, anno dopo anno, il tempo si riduce drammaticamente e cominciano le difficoltà. C'è voluto uno choc per cambiare le cose. Goran, appunto». Risultato: «Ci sono molti più giornalisti che mi cercano, in Croazia sono diventati pazzi per me perché considerano il successo agli UsOpen la più grande conquista sportiva del Paese. Però poi c'è anche il rovescio della medaglia: adesso i miei avversari giocano alla morte: possono battere un vincitore di Slam». E qui sta il punto: ora che è tornato in campo, Marin Cilic deve decidere dove stare. Deve decidere se fare il passo verso i campioni assoluti o rimanere lì, con lo squardo dei critici un po' di traverso. Lo sa, «e so che è la mia più grande sfida: ma ora so anche che ce la posso fare. In pratica: l'infortunio è alle spalle e tra poco sarò in forma». Pronto, alla fine, per essere di un'altra categoria: «Un anno fa in fondo ha perso nei quarti di finale a Wimbledon al quinto set con Djokovic, che poi ha conquistato il torneo. Ecco, vi dò appuntamento lì, sull'erba. Scommettiamo che...?».