Parma lezione per la Juve E la Francia le porta bene

La scossa subita da una squadra "sosia" del Monaco l'ha ricaricata Grandi ex e dolci ricordi (anche per Allegri) per battere l'europaura

C'è una douce France che la Juve non può dimenticare: Platini, Zidane, Deschamps, Trezeguet, tutti figli suoi. Eppoi quella semifinale di Champions con il Monaco targata 1998: firmata dalla tripletta di Del Piero, dall'assolo di Zidane. Poi c'è una fatal Parma che la Juve non può sottovalutare. Un segnale o una sveglia? C'è il tanto per dubitare sulla forza della “Juve due“: non regge due partite di fila. Vista ieri la Fiorentina, meglio non farsi abbagliare dai tre gol rifilati ai viola. C'è riuscito pure il Napoli, che non è un campione di credibilità. Il caso vuole che le squadre nostre, impegnate in Europa, abbiano concluso un gironcino a tre, in una settimana. Risultato: Fiorentina battuta e abbattuta due volte, Juve e Napoli con un pizzico di ottimismo. Se poi la Viola arriverà alla finale (Europa league) e le altre due si fermeranno, fa parte dei controsensi del pallone.

La Juve ha fatto un buon allenamento con il Parma e per giocarsela al Casinò. Allenamento alle difficoltà nell'affrontare una squadra alla francese. Il Parma c'è molto vicino, il suo allenatore ha sempre creduto nel gioco, o giuoco vista la militanza milanista, propositivo, movimento, armonia, punte nemmen feroci ma pronte a spostarsi in ogni zona, a proteggere il pallone e far salire la squadra. Sembra l'identikit di Antonhy Martial, il bomber del Monaco che sfrutta il fisico asciutto ma potente per sfondare le difese. Jardim, il tecnico del Monaco, lo ha utilizzato in tutti i ruoli dell'attacco e persino a centrocampo contro l'Arsenal. Appunto l'Arsenal: è la stella cometa, il fascio di luce che guida i francesi nella sfida a Torino. «Se abbiamo battuto gli inglesi a Londra, perchè mai non la Juve?», ha raccontato Moutinho, il leader del centrocampo. E la Juve, invece, si farà guidare dalla lezione del Parma. Non può giocare senza cattiveria agonistica, non può pensare che l'assenza di Pogba, Pirlo, Tevez, ovvero la classe di classe, possa essere sostituita dalla routine degli altri. Il caso Llorente sta diventando inquietante. Se Morata non avesse esaltato le sue qualità, forse non saremmo qui a parlare di triplete e amenità assortite.

In Italia il benpensantismo associa la mancanza di stipendi alla incapacità di giocare, gestire buon calcio, essere ben allenati e dimostrarlo sul campo. Non sempre le tasche vuote si accoppiano a gambe e teste vuote. E la Juve a tasche piene non è garanzia di successo, se la testa è vuota. Allegri ha capito, perso la voce e forse messo le basi per ritrovarsi una squadra assatanata in Champions. La douce France lo riporta ai ricordi milanisti: la prima in Europa contro l'Auxerre. Tutto liscio: 2-0 all'andata e al ritorno. La Juve non può mancare l'occasione ed è imbattuta in casa con le squadre francesi. Tevez è pronto, Pirlo non ancora. Pogba è in bacino di carenaggio.

Il resto è solita Juve e, per solita, si intende anche la verve agonistica. A cominciare da Vidal: il problema sta nelle sue gambe e nella sua testa. Meno decisivo rispetto all'anno scorso. La Juve classe operaia, Marchisio, Vidal, Pereyra, potrebbe non bastare. Se diamo un'occhiata a quella del 1998 ci vedrete qualche diversità. In attacco Del Piero, Zidane e Inzaghi, a centrocampo Di Livio, Davids e Deschamps. Forse la difesa è più garantita oggi, anche se quel Montero non ha un sosia odierno. Sulla panca francese c'era Jean Tigana, in attacco David Trezeguet a Torino e Thierry Henry a Monaco: l'unico francese che non rappresenti douce France nei ricordi bianconeri.

La Juve di oggi non è quella di Parma, sennò l'abbaglio sarebbe stato collettivo. E l'Europa è molto più dura da scalare rispetto agli altipiani di campionato. Cosa manca alla Signora? Qualcuno che riaccenda la luce e l'elettricità interna. In una settimana: Monaco, Lazio eppoi ancora Monaco. Questo è brivido.