Parma, riapre il calcio «Ma giocheremo gratis»

Donadoni: «Fino al fallimento non accetteremo elemosina Se uno ha la Ferrari va pagato lo stesso. Quanti club a rischio»

CollecchioChissà, magari finisce che va in barca l'Atalanta, nonostante Reja abbia preso il posto di Colantuono, in questa stagione è successo spesso, certo al Parma parecchie volte. Oggi al Tardini suonerà l'Aida, come sempre, gli stewards saranno al loro posto, la ristorazione di Ernesto Pellegrini, ex presidente dell'Inter, sarà in buona parte inutilizzata e allora gozzoviglieremo fra gli skybox. Saluteremo Pietro Doka, l'albanese presidente per un giorno, spaventato dall'assalto mediatico. Tutto com'era sino a Parma-Chievo (0-1), prima del doppio rinvio, ma senza le due figure chiave. Il box presidenziale è vuoto da 3 mesi, da quando Ghirardi ha lasciato 96 milioni di debiti, anzi 200 lordi, e adesso aspetta di essere interrogato. Ci mancherà anche l'altro peso massimo della dirigenza, Leonardi, con le sue lezioni di vita: «Se scrivi così, fai disinformazione. Non occuparti del Parma…». Adesso tutti i giornali picchiano forte, su plusvalenze e costi gonfiati, sull'escamotage dei diritti di immagine per giocatori sconosciuti, sugli incentivi all'esodo, sui 1400 movimentati negli 8 anni di Ghirardi. Record del mondo, un primato alla Bolt. Quei due sono scattati come la saetta giamaicana, resistono il dt Preìti e Donadoni. Del presidente Manenti meglio non parlare: il mister sospende il giudizio sull'ex collega (di terza categoria) sino all'udienza fallimentare. Qui lavorano tutti gratis, ma in pochi. I macchinoni però fanno bella mostra nel parcheggio, viene voglia di fotografarli. Ah, no, la privacy, la targa, niente. Il Dona replica anche a Macalli, pasionario di Lega Pro: «Chi ha la Ferrari va comunque pagato. Lavorando è normale guadagnare, anche prendersi 7 auto. Ai calciatori non le regala nessuno, ho avvertito molto qualunquismo, anche venerdì sera. I soldi non sono l'argomento chiave».

Lucarelli e compagni riprendeno a giocare gratis. Ci tengono a sottolinearlo. E il tecnico spiega: «Almeno sino al fallimento. Non è un'elemosina da accettare. Ancora non si è capito che non sono i 5, 10 e 15 milioni a condizionare la nostra volontà. La nostra vicenda deve portare benefici al calcio». Entra in scivolata: «Almeno tre quarti delle società di A sono indebitate di parecchi milioni, il tema va risolto, in 3-5 anni sistemiamo paletti non aggirabili. La nostra situazione è drammatica, non beneficiamo di niente e le penalizzazioni sono frustranti: penso alla Nocerina, talvolta si ha la sensazione di essere sotto ricatto». Donadoni non infierisce sugli indagati che lo vollero a Parma, 3 anni fa, perchè la bancarotta fraudolenta è seria. «Ciascuno non deve dare la colpa all'altro: il presidente (federale, Tavecchio, ndr) non obietti che un anno fa c'era un altro, non funziona così. Comunque abbiamo mosso più in due settimane che in anni». Non è stato tenero Lugaresi, da Cesena: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Magari lo cerco al telefono».