Il Parma sciopera e Tavecchio rinvia un'altra partita

Lucarelli: "Non andiamo a Genova Prima facciano la riunione di Lega". Manenti va dal sindaco che lo gela: "Non è credibile. Chiuderò lo stadio"

Giampiero Manenti all'uscita dal Comune di Parma

Parma - E' stata un'altra giornata campale, per il Parma. Giovedì sera era trapelata l'idea di non giocare, nello spogliatoio gialloblù, ma ieri mattina Gobbi parlava ancora del canonico quarto d'ora di ritardo. Poi il vento è girato decisamente. «Non andremo a Genova - spiega il capitano Alessandro Lucarelli -, abbiamo chiesto che la partita venga rinviata. Se non ce lo concedono, siamo pronti a scioperare, vorrà dire che perderemo 3-0 a tavolino. Ma vogliamo evitarlo, giusto per non concedere vantaggi alle squadre che andiamo a incontrare». L'ok era sottinteso e difatti il presidente Tavecchio nel tardo pomeriggio l'ha concesso.

Lucarelli punta il dito contro l'ex presidente Ghirardi e contro il dg Leonardi, ancora in ospedale. «La colpa per noi non è di Manenti, ma di Ghirardi: se per lui è facile sanare la situazione, poichè basterebbe vendere due giocatori, ritorni pure. Gestiva la società assieme a Leonardi, non so in quale percentuale sia divisa la responsabilità, ma era loro».

La mattinata era iniziata con il pignoramento del mobilio nello spogliatoio dello stadio Tardini: un furgone ha prelevato panchine, armadietti e poltrone. Poi il pignoramento è toccato a strutture del settore giovanile. Dice bene Lucarelli: «Ogni giorno qua portano via qualcosa, è uno dei motivi per cui non scendiamo in campo a Marassi contro il Genoa. Nessuno si occupa del Parma e allora aspettiamo il consiglio di Lega, venerdì 6 marzo, poi decideremo cosa fare».

Ecco, c'è la possibilità che i crociati scioperino a oltranza, proprio come paventato nell'incontro di due sere fa con i Boys gialloblù, gli ultras. D'accordo naturalmente con l'Aic, rappresentata a Collecchio dal presidente Tommasi, che avalla la scelta: «Noi tuteliamo tutti i giocatori».

In mattinata Lucarelli era stato ascoltato in procura, a Parma, assieme al vicecapitano Massimo Gobbi e all'allenatore Donadoni, come persona informata sui fatti, relativamente all'udienza fallimentare in programma il 19 di marzo. I calciatori volevano pagarsi la trasferta a Marassi. Nel pomeriggio il presidente Manenti si è finalmente degnato di incontrare il sindaco Pizzarotti, in municipio però è stato accolto da insulti. «Tempo 2-3 giorni - il suo refrain abituale - e i soldi arriveranno. Una banca ha approvato il piano, un'altra l'aveva rifiutato. Abbiamo sponsor e un patto di riservatezza». Come dicevano gli uomini di Taci. Viene persino il dubbio che il passaggio di proprietà non sia avvenuto, perciò la procura indaga sui cambi da Ghirardi a Taci, sino a Manenti. All'uscita, il nuovo presidente arriva a piedi fin quasi in stazione, per due volte rischia di essere aggredito finchè sale su una macchina della polizia per essere protetto: «Perchè non avete fatto prima tutta questa contestazione?». Trova persino il modo di scherzare: «Mi hanno telefonato anche Tevez e Morata, arrabbiati: "Noi abbiamo segnato e non ne parla nessuno, lei invece fa casino e ne parlano tutti per 15 giorni consecutivi"». Ecco, il suo scopo era proprio far parlare di sè.

A gelarlo è il grillino Pizzarotti: «Non è un interlocutore credibile. Se il presidente del Parma è questo, saremo costretti a chiudergli lo stadio». Servirebbe un impeachment, per sottrargli la società comprata a un euro.