Partenze choc e Niang apatico i mali del Milan

C i sono due peccati, uno originale e l'altro mortale, da cui il Milan deve emendarsi al più presto. Cominciamo dal primo: da troppo tempo ha la pessima abitudine di consumare la prima mezz'ora della sfida lasciando al rivale, di qualunque cifra tecnica, il compito di comandare il gioco, prendere l'iniziativa e, spesso, passare davanti nel risultato. Se il difetto continua a ripetersi, nonostante qualche lezione esemplare (il 4 a 2 col Napoli all'andata), vuol dire che non è più un caso ma un limite strutturale. Secondo Montella la spiegazione sta nei precedenti di questa squadra che ha vissuto due stagioni (con Inzaghi e con Mihajlovic-Brocchi) all'insegna dell'insicurezza e dei piazzamenti deludenti. Per recuperare convinzione e coraggio, deve rischiare il naufragio insomma. Su questo si può e si deve lavorare. Un contributo decisivo potrebbe darlo il mercato, se giungessero a Milanello un paio di rinforzi come si deve, ma l'argomento è tabù come dimostrano i viaggi in giro per l'Europa della coppia Fassone-Mirabelli riferiti alla sessione di giugno. Dovesse capitare anche sabato sera (con l'handicap di non avere né Romagnoli, né Locatelli) un incipit del genere, il Napoli non offrirebbe scampo.

Il peccato mortale è quello che sta commettendo Niang. È partito a cresta alta nella stagione ma poi, complice anche un'infezione, si è smarrito perdendo il posto e anche l'atteggiamento positivo che lo aveva aiutato a riguadagnare credito. A Torino è stato indisponente. E non tanto perché, appena entrato, perciò fresco, su un contropiede fulminante di Abate è rimasto a guadare, ma perché in occasione dell'infortunio di Calabria non è rientrato a coprire il sodale mettendo in crisi tutta la squadra. Alla fine, mentre Montella era impegnato davanti a microfoni e taccuini, dentro lo spogliatoio tutta la squadra lo ha processato a dimostrazione che adesso c'è un comitato etico rossonero capace di intervenire prim'ancora che lo facciano Montella o Galliani. Il vice Berlusconi considera il francese (già autore, in estate, di un tuffo da un secondo piano in una piscina assai rischioso per la sua incolumità), un esponente della nuova generazione milanista sottraendolo al mercato.

A questo punto il quesito è inevitabile: possono bastare quei due-tre mesi per considerare Niang redento? O piuttosto si è alle prese con un nuovo Balotelli, cioè un eterno puledro matto che promette di mettere giudizio? Le prossime cadenze molto impegnative (Napoli, Juve in coppa, Udinese fuori, Samp e Fiorentina) ci daranno una risposta esauriente.