Pennetta spegne il volo della Giorgi

Il volo di Camila Giorgi, novella Icaro, s'è concluso al sole del deserto californiano negli ottavi del torneo di Indian Wells, considerato il quinto al mondo con gli Internazionali di Roma

Il volo di Camila Giorgi, novella Icaro, s'è concluso al sole del deserto californiano negli ottavi del torneo di Indian Wells, considerato il quinto al mondo con gli Internazionali di Roma. La 22enne marchigiana, nata a Macerata da mamma italiana e papà argentino, s'è arresa in meno di un'ora alla solidità di Flavia Pennetta che l'ha battuta per 6-2 6-1. Un'autentica lezione. E pensare che Camila (una sola elle) il giorno prima aveva mandato a casa Maria Sharapova, campionessa uscente, al termine d'un match tiratissimo, perfino violento per la potenza dei colpi, trasformatosi nel finale in uno psicodramma. In campo la russa non sapeva più cosa fare per domare quell'italiana sconosciuta nonostante i consigli del coach-psicologo, sugli spalti il papà della Giorgi non riusciva a nascondere le lacrime dietro la folta chioma da hippie un po' datato. Neanche a dirlo il pubblico del bellissimo centrale, oltre 16mila spettatori di capienza, ha preso le parti dell'azzurra che ha preso a pallate l'ex numero 1 del mondo: ogni colpo, una mina, dentro o fuori, non importa.

In questa occasione il suo rischiosissimo gioco ha avuto la meglio sulla Sharapova, sconfitta per la quinta volta da una italiana (Camerin, Farina, due volte Pennetta), sconvolta nei turni di servizi dalla velocità con cui le tornava indietro la pallina. "E questa sarebbe solo la numero 70?", ha detto al suo staff che non l'aveva indottrinata a dovere sull'avversaria. A distanza di 24 ore, però, Camila ha pagato il tumulto interiore provato dopo la strepitosa performance finendo per essere travolta da una straordinaria Pennetta: troppi errori gratuiti, troppa voglia di fare subito punto, mai un colpo interlocutorio da parte della marchigiana che dovrebbe imparare a giocare con più prudenza. Se avesse Barazzutti come allenatore... Sul versante opposto la brindisina ha ritrovato all'età di 32 anni la voglia di sacrificarsi, modificare il gioco e riprendere la carriera interrotta dalla delicata operazione al polso: servizio più solido, colpi più arrotati e meno piatti, più anticipo sulla palla. Il tutto sotto la guida di Salvador Navarro, rivelatosi un coach completo, ottimo tecnico, grande psicologo. E' lei, Flavia, la nostra miglior tennista: lo testimoniamo i risultati dell'ultimo periodo: quarto turno a Wimbledon, semifinale agli Us Open, quarti all'Australian Open, quarti per ora a Indian Wells. A contenderle stanotte l'accesso fra le prime quattro la ventenne statunitense Sloane Stephens, che la precede di tre posti nel ranking (18 a 21). In caso di successo Flavia avanzerebbe fino alla sedicesima posizione con la prospettiva di dare nuovamente la scalata alle top-ten. A suo tempo fu la prima italiana a entrarci.