Phelps, l'ultimo scatto: "Mi voglio divertire come la prima volta"

L'americano conferma: "Siamo arrivati alla chiusura. Felice di quanto ho fatto, forse non l'ho ancora capito"

Prende la macchina fotografica e scatta una foto. «Ora sono io a farla a voi». Inquadra una platea di un migliaio di giornalisti. Dice: «Foto ricordo». Poi spiegherà. Sorride Michael Phelps, di un sorriso più maturo, non è più il bambinone prodigio che sventolava orecchie a sventola Jumbo-style. Poi ci sono i piedoni, ma quelli si notano solo in acqua. Parla nella sala delle conferenze del media center di Londra. Seduti, ad un gigantesco tavolo, due contro tutti, solo lui e Bob Bowman, l'uomo che allenava cavalli eppoi ha scoperto che forse gli uomini sono meglio. Michelone guarda quello squarcio di mondo, quasi non volesse dimenticare niente. Ci aggiunge la levità di chi è arrivato all'ultima puntata, all'ultimo strappo, all'ultima pagina. Questi Giochi di Londra saranno una sorta di canto del cigno. Beh, cigno proprio no! Più cannibale che cigno. Più rapace che anseriforme.

Michelone è alla quarta olimpiade. Conferma per chi non ci credesse: «Sarà l'ultima, sono arrivato alla fine. Quattro anni fa cercavo di conquistare tutto e ci sono quasi riuscito. Qui siamo alla chiusura. Mi sto divertendo, mi voglio divertire». Come dire: ragazzi, mi diverto e vi saluto. Sa che lascerà ancora il segno, ma è curioso: dove arriverò , cosa combinerò, quanto resisterò al tempo che cammina? Lo dice lui: «Sono invecchiato». Ragazzone di 27 anni, gioioso e giocondo, un po' farfallone d'accordo. «Mai conosciuto uno che lavora così sodo. Non si è risparmiato, ogni giorno. Al massimo saltava la domenica». Il racconto è di Bob Bowman, con il quale ormai l'intesa è a colpo d'occhio. Del resto si allenano così pure i cavalli. «Senza parole, ma con molta attenzione al movimento degli occhi. Ho imparato ed ho messo in pratica con Michael».

Phelps si è tirato il collo, è entrato e uscito dalle cronache, si è divertito a modo suo tra gossip e ragazzate, qualche volta stupidaggini. Ha vinto soprattutto. E ora può dirlo con soddisfazione. «Sono contento di quanto ho fatto. Forse non ho ancora capito quanto ho combinato in carriera, ma quando mi ritirerò tutto questo conterà di più».

Ci sarà tempo per allungare la lista dei successi, ma qui Phelps vuole soprattutto allungare la lista dei ricordi. Lo ha raccontato con sorriso di un ragazzo sereno. E curioso. «Voglio vivere questi giochi con l'animo del primo Phelps». Al villaggio si è ritrovato come allora, guardandosi intorno, forse scoprendo il senso della sua crescita. Non è più il bamboccione, è il campione navigato e ricco, famoso e un po' affaticato. Nulla di meglio del villaggio olimpico per studiare un altro mondo. Racconta: «Al bar ho visto tre ragazze russe più alte di me. Ho detto: ehi ragazze, che sberle. Non pensavo di trovare qualche donna più alta di me». Ride e sorride perché l'olimpiade va goduta. È la parola d'ordine di tutti, campioni e comparse. Ma poi quanti ci riescono? Phelps conosce il rituale. «Avrò un programma di gare molto intenso. È difficile l'attesa, ma ancora un giorno e si comincia». Ricorda la difficile scelta di riprovarci nei 400 misti. Aveva giurato di mollare per sempre. «Poi mi è tornata la voglia, ho guardato filmati, le gare, ho ritrovato entusiasmo. Mi sono detto: lo faccio solo se vado sotto un certo tempo. Ed è successo».

Sarà la gara del primo giorno, la madre di tutte le sue sfide contro Ryan Lochte, il cannibale della porta accanto: Michelone rischia tanto, ma se la vuol godere. Godere è fatica, rischio, solcare l'acqua come un motoscafo. Dice: «Conta entrare in vasca e andare veloce. Se lo farò vincerò e non starò a pensare al record di medaglie o altro. Conterà fare quello che ho sempre fatto: nuotare e cercare di vincere. Sono le mie ultime gare, servirà soprattutto gestire le emozioni fuori. Ci sarà un primo e un ultimo momento in ogni cosa che farò».

Ci sarà un avversario in più: la fatica. Superman ora è umano. «Non ho più le forze di quattro anni fa. Il recupero è più difficile. Dovrò essere bravo a gestire, distillare sforzi in ogni gara». No, Michelone non riuscirà mai a tornare il primo Phelps. Lo dice il tempo. Questo parla un po' togato, c'è dentro il campione e l'atleta d'esperienza. Poi ci sarà un mondo senza Phelps, come c'è stato senza Thorpe e Popov, senza Matt Biondi o Mark Spitz. Magari Michelone ci ripenserà e questi saranno stati saluti anticipati. Magari non darà ascolto alla mamma che lo vorrebbe anche a Rio. Magari si farà scuotere da Ryan Lochte, che dice di non avere la malattia dell'anti Phelps. «Non c'è solo lui da battere». Magari Lochte lo stimolerà come i filmati che lo hanno spinto alla sfida di domani, la prima di un finale tutto da scoprire. Phelps è pronto. Film già visto? Mah! «Gareggiare per la bandiera è una fortuna che non capita a tutti. Me lo sono detto anche oggi. Tutto stimola, pure le telefonate o gli sms degli amici». Londra chiama. Superman risponde: «Qui sto bene: gente simpatica e cibo migliore rispetto alle ultime due olimpiadi». Risata e conferma: «Sono divertito e impaziente». Anche il mondo.