Piccoli panzer, grande Germania

I tedeschi conquistano la Conf Cup anche con le «riserve». Cile ko, decide Stindl

Da Cracovia a San Pietroburgo. La nuova generazione del calcio tedesco detta legge e così dopo la vittoria teutonica nell'europeo Under 21, arriva anche la prima Confederations Cup nella bacheca della National Mannschaft. Per l'occasione in versione sperimentale con vista Mondiali e quindi zeppa di virgulti. Joachim Löw si prende la rivincita sulle critiche piovutegli addosso alla vigilia della manifestazione russa. «Questi giocatori di prospettiva, grazie a questo torneo, hanno fatto l'esperienza giusta», aveva detto alla vigilia della finale il ct della Germania campione del mondo in carica. Che ora può vantare un serbatoio enorme di calciatori, chiamati fra dodici mesi a un'impresa mai riuscita a nessuna nazionale in passato: il vincitore della Confederations Cup non ha mai alzato la Coppa l'anno successivo.

Età media del gruppo 24 anni e mezzo (senza il forfait del talentuoso centrocampista del City Leroy Sanè sarebbe stata ancora più bassa) che conferma l'ottimo lavoro svolto dalle scuole calcio federali. Cinquantamila euro a testa il premio per ognuno dei giocatori che hanno arricchito la bacheca della Germania e che ieri sera hanno sfilato con la Coppa lungo la Prospettiva Nevskij, il viale principale di San Pietroburgo reso celebre da una canzone di Franco Battiato.

Il Cile sognava un altro sgambetto eccellente dopo il doppio rifilato all'Argentina in due finali di coppa America e quello al Portogallo campione d'Europa in semifinale della Confederations Cup. Avrebbe scritto la storia, la nazionale di Pizzi, perchè battere la Germania di questi tempi è impresa impossibile, come confermano i 15 risultati utili di fila dopo il ko con la Francia nella semifinale di Euro 2016. E dopo un buon inizio, ci ha provato nel quarto d'ora finale, ma la solida difesa teutonica ha retto bene. Alla fine sarà 20 a 8 il numero di tiri a favore dei cileni, ma il trofeo se lo prende la Germania.

Nella prima frazione il copione sembra lo stesso della partita giocata nel girone a Kazan dieci giorni prima: venti minuti di Cile predominante e inutilmente manovriero, poi una Germania cinica che trova il gol con Stindl. Alla Zenit Arena risulta fatale l'errore in disimpegno di Marcelo Diaz che consegna il pallone a Werner, autore dell'assist per la rete dell'attaccante del Borussia Moenchengladbach, uno dei più «anziani» del gruppo con i suoi quasi 29 anni. Gol che risulterà decisivo per la vittoria.

I sudamericani, più convincenti in avvio con la loro manovra collettiva recitata a memoria e capaci di impegnare Ter Stegen in un paio di occasioni con Vidal, rischiano di subire il secondo gol quando Goretzka non calibra bene il diagonale. La Germania, ottenuto il vantaggio, gestisce bene il match ma non rinuncia a rendersi pericolosa. Il Cile paga la serata no di Alexis Sanchez, che non riesce ad accendere la squadra, tanto che è Vargas a creare più problemi ai tedeschi, e gli errori della difesa (un altro disimpegno di Jara rischia di mandare in gol capitan Draxler). In più Mazic grazia il centrale di retroguardia della Roja, autore di una gomitata intenzionale quanto pericolosa su Werner. Nonostante l'ausilio della Var (l'arbitro serbo va personalmente a rivedere le immagini sul monitor a bordo campo), per il calciatore cileno arriva solo il giallo. Sui titoli di coda Puch e Sagal, le ultime cartucce sparate da Pizzi (allontanato per proteste a causa di un rigore - inesistente - non concesso a Sanchez), provano inutilmente ad allungare la sfida ai supplementari. Mentre Ter Stegen ribatte la punizione velenosa di Sanchez pochi secondi prima che l'arbitro fischi e faccia iniziare la seconda festa della Germania in tre giorni.