Pirlo sì o no? Un rebus scudetto per la Juve

Momento no dell'architetto bianconero. Dubbi sulla gestione. Carrera: "Deve allenarsi bene". Boban: "Tiri il fiato"

Torino - Bicchiere mezzo pieno: come già si era notato a Londra contro il Chelsea - quando aveva recuperato due gol di svantaggio senza che il numero 21, francobollato dal brasiliano Oscar, facesse mirabilie e anzi - la Juventus non è (più) Pirlo dipendente. Bicchiere mezzo vuoto: Pirlo sta attraversando un momento no e, trattandosi di fuoriclasse assoluto che l'anno scorso aveva mostrato mirabilie dalla prima all'ultima giornata (secondo Panini Digital, lo juventino aveva messo in 110 occasioni un compagno in grado di concludere a rete), una partita ai limiti della sufficienza come quella disputata a Firenze fa subito alzare il volume delle preoccupazioni.

E se c'è chi come Boban suggerisce al giocatore di «cominciare a limitare gli impegni, perché a 33 anni scendere sempre in campo sia con il club che con la Nazionale diventa pesante e quasi controproducente per tutti», Carrera ha spiegato che «più che metterlo a riposo, dobbiamo trovare il modo di farlo allenare bene, perché giocando ogni tre giorni non è sempre possibile». Comunque sia, la cosa certa è che l'architetto di casa Juve non è ancora ai livelli che gli competono e cui aveva abituato la folla adorante: al Franchi è stato addirittura sostituito per scelta tecnica, quasi un atto di lesa maestà visto che lo scorso campionato aveva saltato solo il match contro il Cesena (causa squalifica), giocando sempre dal primo all'ultimo minuto tranne che in Juve-Novara, quando aveva lasciato il posto a Pazienza a dieci minuti dal termine. Siccome però nessuno è eterno e il giocatore ha ormai compiuto 33 anni, tanto vale cominciare ad abituarsi all'idea che anche lui abbia bisogno ogni tanto di tirare il fiato.

Del resto l'inseguimento estivo a Verratti si spiegava proprio alla luce di un possibile calo di rendimento dell'ex milanista, spremuto come un limone anche in questo inizio di stagione: i soldi degli sceicchi hanno poi cambiato la storia e la Juve ha comunque trovato in Pogba un giovane potenzialmente super che, con caratteristiche diverse (più fisico, meno tecnica), si renderà utile alla causa. Va però quanto meno segnalato che fino a una decina di giorni fa il pensiero di Conte-Carrera era che «Pirlo sa come gestirsi, si riposa giocando», mentre adesso le carte in tavola sono diverse. Poi è chiaro che sabato, in casa contro la Roma, la Juve non prescinderà dai suoi piedi né lo farà martedì ospitando lo Shakhtar Donetsk in un match che, se vinto, spalancherebbe ai bianconeri le porte degli ottavi di finale di Champions. In futuro, però, anche l'ipotesi di un centrocampo più muscolare e di un 4-2-3-1 potrebbe essere presa in considerazione.

C'è comunque chi sta (molto) peggio, visto che la Juve è ancora in testa e imbattuta. Semmai, a preoccupare un po' è anche l'attacco: non tanto perché la squadra è rimasta a secco per la prima volta dall'11 marzo scorso, quanto perché Quagliarella e Giovinco non paiono avere la necessaria continuità, Matri non è da un po' nelle grazie di Conte e Bendtner è ancora un oggetto misterioso. Purché non si perda come Elia l'anno scorso, anche il danese “last minute“ potrebbe insomma avere presto una chance: se il suo rendimento fosse pari alla fama di casinista che si porta dietro, la Juve avrebbe di che sorridere.