Il podio di Berlino 2006 abbandonato in un parco

Cade a pezzi e, messo all'asta, non trova acquirenti. Ma adesso vuole comprarlo Materazzi

«Alza la Coppa capitano, alzala alta al cielo Capitano: perché questa è la coppa di tutti gli italiani perché oggi grazie a voi abbiamo vinto tutti, alzala alta perché oggi è più bello essere italiani». Così la telecronaca coinvolgente di Fabio Caressa quando l'omonimo Cannavaro, sul podio insieme ai compagni di squadra, riceveva la Coppa del Mondo prima di alzarla al cielo. Undici anni dopo, quello stesso podio sopra il quale gli azzurri hanno celebrato lo storico trionfo, è un rifiuto nel mezzo dell'Olympiapark, il parco di Berlino che si trova tra l'altro a pochi passi dall'Olympiastadion, lo stadio della finale. Insomma, oltre al danno la beffa. Quello che per il popolo italiano è senz'altro un cimelio o una reliquia da destinare a un museo, magari a Coverciano, e che ricorda l'estasi del trionfo calcistico italiano, ora non ha alcun valore.

A rivelare la brutta fine del podio mondiale è stato Martin Pallgen, portavoce del Senato di Berlino per lo sport e gli interni, che solo casualmente, nel corso di una passeggiata sul parco, si è accorto dell'oggetto in questione e ha raccontato il tutto ad Espn: «Non posso dirvi quanto tempo sia stato lì». Come si è arrivati a questa situazione? È Lutz Imhof, manager dell'Olympiapark, a spiegarlo: «È stato messo all'asta da una casa d'aste con sede ad Amburgo che agisce per conto della FIFA. Ma non è riuscita a venderlo. C'è stato l'interesse da parte di qualche italiano, ma nessuno lo ha mai comprato. Ora, chi vuole può farlo». Scagionata la Fifa, dunque, che ha messo all'asta questo cimelio a noi caro ma che non ha riscontrato alcun interesse da parte degli acquirenti o di qualche collezionista, resta però l'amaro in bocca. E Marco Materazzi, protagonista di quella finale, ha dichiarato attraverso La Gazzetta dello Sport, di voler comprare il cimelio. Ma il podio, oramai, con il passare del tempo si è rovinato e cade a pezzi. Una fine ingloriosa e paradossale.