Pole Vettel, Alonso in ritardo E Massa va ancora a sbattere

Tutti fuori con gomme slick e tutti subito dentro con gomme slick. A cambiarle. Le qualifiche di Montreal iniziano così, da comica, e terminano come in un bel film per Vettel primo, Hamilton secondo e soprattutto un film da oscar per Bottas, ragazzino finlandese della Williams che oggi sarà terzo al via. Solo sesto Alonso imperfetto come a Montecarlo e di nuovo ombra di se stesso, stavolta sul bagnato, e terzo incidente in due gare per Massa, finito contro le barriere nel Q2 mentre navigava maldestramente quindicesimo. Mica bello. Per la Rossa ci sarà di nuovo da sudare, le molte novità portate sulla macchina dello spagnolo, complice la pista fradicia, non hanno dato quel di più (prese freni, scarichi arretrati, deviatori di flusso, ala anteriore). Con due Red Bull e una Mercedes là davanti sarà parecchio dura. «Purtroppo queste sono le condizioni peggiori per noi», dirà Stefano Domenicali; «sull'asciutto saremmo stati ultra competitivi, ma bene così, c'erano tanti rischi, però qui in gara supererò...» dirà Fernando.
Tutto questo mentre non si fa altro che parlare di gomme. Ross Brawn, capo della Mercedes, l'uomo nel mirino, ha infatti ammesso ciò che tutti ormai sapevano e cioè «sono stato io ad avere l'idea di fare il test con Pirelli». Sottinteso, e neppure tanto, sono anche colui che ha deciso di portare la monoposto del 2013. Questo per dire che il 20 di questo mese, quando il Tribunale internazionale chiamerà lui e i tedeschi e la Pirelli (che sabato, su consiglio dei legali, non aveva mandato in conferenza stampa Paul Hembery, capo del motorsport) a rendere conto del pasticcio dei test gomme di Barcellona, l'omone inglese si giocherà molto. Insomma, si vedrà.
Si vede invece fin da subito che l'ammissione di Brawn va a braccetto con un'altra confessione che però apre scenari a metà fra il film giallo e, giusto per restare in tema, le comiche. È quella di Horner, team principal Red Bull, per cui capo di uno delle due squadre (l'altra è la Ferrari) che avevano presentato reclamo non appena saputo del test Mercedes. Horner ha detto più o meno questo: «Quando ci è stato offerto di fare quelle prove gomme dalla Pirelli abbiamo detto di no perché temevamo problemi nel caso di utilizzo dell'auto nuova...». Per cui è sembrato che fosse chiaro a tutti che il test sarebbe stato possibile anche con auto nuova. Ma se così, per quale diavolaccio di un motivo la Fia, nella persona di Charlie Whiting, responsabile tecnico, ha ingarbugliato tutto concedendo una forma di via libera (la famosa mail che la Mercedes ha fatto capire di avere) a un solo team anziché cogliere l'occasione al balzo ed estendere il rompete le righe sui test a ogni squadra? Avrebbe provocato sommo gaudio alla Pirelli che cerca dati validi per mettere a punto le proprie gomme e alla Ferrari che i test li chiede da tempo e ne ha persino fatto una sua battaglia. Invece niente, si è infilata in un ginepraio. La verità è che nel processo Fia del 20 giugno non sono solo Brawn e la Mercedes a rischiare. Ma anche la Federazione stessa. Una brutta figura.