Il Polpo e l'Apache, l'accoppiata vincente di Conte

Torino Nove anni quasi esatti dividono il Polpo e l'Apache. Due che hanno fatto in fretta a prendersi la Juventus, dal canto suo ben felice di farsi prendere: Paul Pogba è arrivato l'anno scorso con la fama di enfant prodige e ha sedotto Conte quasi in un amen, collezionando 37 presenze (più 5 gol) e compiendo venti anni strada facendo. Carlitos Tevez è invece sbarcato a Torino da qualche settimana, all'alba dei trenta che compirà il prossimo febbraio: se uno dei soprannomi di Pogba, nato nella periferia parigina ma con origini in Guinea, è La Pioche (ragazzo che aiuta gli altri), quello dell'argentino fa riferimento a Fuerte Apache, estrema periferia ovest di Buenos Aires dove la vita vale troppo spesso quel che basta per comprare una dose di paco: droga, sissignori. Ecco: il nuovo numero dieci della Juventus arriva da lì, ma nel frattempo di strada ne ha fatta parecchia. Vincendo ovunque: dall'Apertura 2003 in Argentina con il Boca al campionato brasiliano nel 2005 con il Corinthians, fino alle tre Premier con Manchester United (2008, 2009) e City (2012).
A Torino lo hanno preso per quello: sa come si fa, insomma. «Quando un giocatore vince - ha detto solo pochi giorni fa Conte - vuole fare di tutto per riprovare le stesse sensazioni». Per arrivare alle quali non basta solo il talento: servono dedizione al lavoro, umiltà e altruismo. «Se un attaccante pensa solo a segnare, non fa per me - ha ribadito il tecnico salentino dopo avere battuto la Samp -. Tevez invece fa di tutto e quindi mi piace». Due gol in due partite ufficiali: non difficilissimi, ma quello di Marassi ha fruttato tre punti e pesa già quintali. Un gol peraltro coralmente bellissimo, al termine di quella che Chiellini ha definito «un'azione incredibile, sembravamo alla playstation: è il modo migliore per segnare, perché esalta tutta la squadra». Tutto di prima, come può accadere solo se certi movimenti sono stai provati mille volte in settimana: Vucinic, Vidal, Pogba e Tevez. Chapeau: «Potevo anche tirare in porta dopo il passaggio di Vidal - ha raccontato il Polpo - ma ho visto Carlitos libero e la cosa migliore era passargli il pallone. Era la sua prima partita in serie A ed era bello che segnasse: la squadra viene prima di tutto».
Musica per le orecchie (non solo) di Conte, suonata da un ragazzo che porta il mitico numero 6 che fu di Scirea e che nei giorni scorsi ha bloccato il traffico di via Roma facendo una passeggiata al fianco della mamma indossando la divisa di LeBron James, fenomeno del basket Nba lui pure con il 6 sulla schiena. «Paul ha doti incredibili, è il prototipo del giocatore moderno - ha spiegato Conte -. Non so se ce la farà, ma ha tutto per diventare il miglior centrocampista del mondo». Un milione di euro come indennizzo allo United, quattro di commissioni a Mino Raiola: quasi mai operazione fu più conveniente e Marotta non vede l'ora di blindare il suo gioiello ben oltre l'attuale scadenza del 2016. Anche l'accordo con Tevez ha al momento durata triennale e in questo lasso di tempo la Juve vorrebbe davvero avvicinarsi alla Champions: l'Apache l'ha già vinta ed è inutile aggiungere che il bis sarebbe gradito. «Ci ha sorpreso nel quotidiano, per come approccia il lavoro trascinando la squadra con i fatti, parlando pochissimo - ha spiegato Chiellini -. Diciamo pure che ha lavorato con un mulo». Un mulo agonisticamente cattivo sotto porta: la Signora non ce l'aveva, la Signora se l'è preso e i frutti sono già lì che spaventano tutti.