Prandelli: «La mia Italia c’è ma se non chiude le partite...»

Non c’è pace per l’inno italiano: fischiato a Roma dalla curva napoletana nella finale di Coppa Italia, a Danzica dai tifosi spagnoli e ieri pomeriggio a Poznan dagli ultras croati. Uno schifo, senza distinzioni di razza ed etnia. È proprio un mondo becero questo che non ha valori e sputa perfino sulla bandiera. Goffredo Mameli e Michele Novaro, autori l’uno dei testi e l’altro della musica, si stanno rivoltando nella tomba non solo per i fischi alla loro creatura ma anche per l’indifferenza di chi ha paura di esporsi nella condanna a quei campioni di pura imbecillità. Petrucci chiede sanzioni Uefa. Sarebbe il caso si muovesse anche il governo.
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Stasera sapremo quanto peserà sulle fortune inglesi l’assenza di Rooney, attaccante del Man Utd con il vizietto del gol, ne segna mediamente uno ogni due partite, per la squalifica rimediata in Montenegro. Fuori lui, la nazionale di Hodgson perde oltre il 30% del potenziale e fatica maledettamente a trovare la porta avversaria: nell’esordio con la Francia ci ha messo una pezza il difensore Lescott. Ma il ct non può pensare di battere la Svezia, spaccata in due dagli isterismi di Ibrahimovic, schierando un solo attaccante di ruolo com’è successo nella partita inaugurale: Welbeck, compagno di quadra di Rooney. Più coraggio, caro vecchio Roy. Rooney non può fare gol dalla tribuna.